Visualizzazione post con etichetta Lifestyle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lifestyle. Mostra tutti i post

sabato 3 aprile 2021

Sorpresa! Womanity, il Mugler che non ti aspetti

In tempo di Pasqua e di sorprese uscite dall’uovo, direi che questa di Mugler è bella sostanziosa. Ero un po’ prevenuta sulle fragranze Thierry Mugler che, pur essendo molto apprezzate e note sul mercato, non hanno mai incontrato i miei gusti. Gli ormai classici Angel, Alien, Aura non sono fra i miei preferiti, pur riconoscendone l’originalità e la ricerca. Così, quando uscì Womanity, nel 2010,  non me ne curai affatto, sbagliando.

L’ho scoperto grazie al canale youtube di Sinister, giovane e preparata scout di profumi, che lo riproponeva parlando delle note che lo caratterizzano.
Epifania! (Anche se siamo a Pasqua) Womanity ha una freschezza leggermente salata che mi ha letteralmente stregato e quanto c’è di dolce nella sua composizione proviene dalle note del mio frutto preferito, il fico. Se le altre fragranze di Mugler, in un certo senso, chiudono creando un guscio attorno a chi lo indossa, quasi una bolla prossemica, Womanity eau de parfum apre al mondo e all’altro raccogliendo attorno a sé aria e ossigeno, spalanca i sensi verso una distesa marina che rappresenta un brodo primordiale essenziale, la donna o da cui nasce la donna.  
La fragranza si sviluppa in tre accordi: legnoso, dolce e salato con le note di legno di fico, frutta maturata al sole e caviale.
 Una purezza sensuale e stimolante, attraente ma "indipendente".



Il flacone poi è una vera scultura, slanciato ma solido con un inserto in metallo veramente interessante. L’immagine della donna scolpita nell’acciaio si proietta così verso un futuro che  ha radici di un colore rosa antico, quello  della soluzione. Insomma un emblema di forza e tenerezza allo stesso tempo, così dunque è la donna per Mugler e per questo lo ringrazio di questa creazione.

p.s. Sì, ho trovato la versione tester. Buon prezzo e prodotto originale, perfetto e ricaricabile

domenica 21 marzo 2021

Il profumo della scrittura, 1001 di Nobile 1942

Era il 22 marzo 2017 quando Nobile 1942 presentò ad Exsence la fragranza 1001 ispirata alla scrittura. Un livre de chevet a cura di Patrizia Finucci Gallo completava e arricchiva ulteriormente il packaging dell'interessante fragranza. Cosa c'era nel libretto? Interviste a scrittrici e addetti ai lavori, tra cui anche la sottoscritta. Buone letture profumate





venerdì 12 marzo 2021

Incenso a Zagorsk

Una scoperta che ancora mi emoziona, la Incense series 3 di Comme Des Garçons interamente dedicata alle fragranze a base di incenso.

In particolare non potevo lasciarmi sfuggire quella con un nome evocativo come Zagorsk, dedicata agli incensi freddi che si usano nelle chiese russo-ortodosse.
Pensavo fosse solo una citazione e invece questa fragranza mi ricorda veramente alcune chiese che ho avuto modo di visitare in Russia. 
Zagorsk è il nome laico della cittadina di Sergiev Posad (a meno di 100 km da Mosca) dove appunto sorge il monastero della Trinità di San Sergio che visitai alla fine degli anni '90 dello scorso secolo, ormai. Un luogo tra i più importanti per la cristianità ortodossa e di grande e suggestiva devozione. Ricordo che ci arrivammo da Mosca con un treno locale e bevemmo il tè scaldato con l'apposita "resistenza" da viaggio, un oggetto pop-soviet al quale i russi sono affezionati come noi italiani alla caffettiera.
Provare questo profumo è stato magico, mi ha fatto tornare indietro nel tempo come Proust con la sua madeleine. L'incenso qui non è fumoso ma molto arioso e si mescola col sentore dei boschi di conifere e con la freschezza della betulla. 
Se avete la curiosità di sperimentare tutte le variazioni sul tema dell'incenso, CdG ha creato anche Avignon che ricorda sempre l'interno di una chiesa, ma di gusto più occidentale, dopodiché ci si avventura in Oriente fino a Kyoto passando da Jaisalmer in India o deviando verso il Marocco di Ouarzazate. 
Io, per il momento, mi perdo nel profumo di anima russa. Se esiste Zagorsk ci va molto vicino.


domenica 7 marzo 2021

Mimosa al N.102

Non inonderò questo appuntamento di giallo mimosa bensì del rosa del N.102 di Bon Parfumeuruna fragranza che si identifica con un numero, come le altre creazioni di questa azienda francese.
102, che appartiene alla famiglia floreale, la mimosa ce l'ha nel cuore in una forma resa più fresca dal tè e più contemporanea dal cardamomo.
Si tratta di profumi nati per essere collezionati e usati anche in sovrapposizione, oltre che per le materie prime di grande qualità, sono divertenti come forma di esercizio per individuare le note olfattive e creare abbinamenti originali..
Le famiglie sono indicate dalla prima cifra (0 - le colonie, 1 - i floreali, 2- fruttati,...) e dal diverso colore della bandella e dell'etichetta, fanno pensare a una piccola enciclopedia, un olfattorio moderno e ben organizzato ma anche molto divertente.
Esistono anche i formati da 30ml per un primo approccio e quelli da 2ml contenuti in mignon veramente degni di essere collezionati.



Quindi l'omaggio alla Festa della Donna è qui contenuto in un flacone essenziale, trasparente e che dichiara le sue caratteristiche sull'etichetta. Il tutto sarebbe un regalo molto apprezzato dalle donne, profumo compreso.

domenica 28 febbraio 2021

Gucci Bloom, la primavera in boccio


Un profumo che probabilmente non ha bisogno di presentazioni perché già molto conosciuto e apprezzato fin dalla sua prima uscita sul mercato nel 2017. Gucci Bloom è un prodotto veramente ben costruito e il suo successo è meritato. Alberto Morillas è il naso che lo ha inventato, un maestro di grande e lunga esperienza che intercetta nuove tendenze pur rimanendo nella scia di una tradizione accessibile al gusto di molti. Gucci Bloom è già una linea e comprende, a oggi, le variazioni sul tema: Acqua di fiori (2018); Nettare di fiori (2018); Gocce di fiori (2019); Ambrosia di fiori (2019).
Indossandolo in questo periodo ci concediamo l’augurio di una primavera imminente che sa di fresco e pulito, sarebbe anche ora. I piacevoli accordi sono dedicati ai fiori bianchi: gelsomino, tuberosa, caprifoglio (io ci sento anche la magnolia). In breve, una fragranza che si adatta a tutte le età e a vari momenti della giornata, un vero
passe-partout.
Si possono trovare anche delle comode travel-size così da poterlo sperimentare senza pentimenti.

mercoledì 17 febbraio 2021

Palme Rose, primi passi nel verde

Vi presento una fragranza de Il Profvmo che purtroppo pare sia fuori produzione. 
“Perché ce la proponi allora?” direte voi.
Perché la trovo veramente interessante e unica.
Palme Rose, creato da Silvana Casoli che è l’anima della maison, è classificato nella famiglia dei floreali erbacei.


Io lo percepisco come prevalentemente erbaceo, una passeggiata nel verde tenero di inizio primavera con un’apertura pungente che non vira al balsamico e nemmeno allo speziato.
Lo sto descrivendo come qualcosa che non è ma allora cos’è?
Le note di testa danno appunto una sensazione frizzante alle narici e leggermente pungente che resta anche a distanza di tempo. Della rosa prende il verde pur non tralasciando i petali e il cuore è di miele d’acacia, molto probabilmente, di cui sentiamo anche il fiore. Ma il tessuto connettivo è di un verde arioso e stimolante per nulla dolce o consolatorio. Si tratta della Palmarosa, un’erba che veniva usata proprio per imitare il profumo della rosa e che ci ricorda la sua anima selvatica. Palme Rose faceva parte degli Osmo-parfums de Il Profvmo, una formula con soluzione alcolica a lenta evaporazione, quindi se la vostra intenzione è lasciare la scia non fa per voi. Un concetto di profumo evoluto e molto personale, una fragranza che parte in maniera intima e discreta per acquistare potenza e persistenza a contatto con la pelle, l’aria, il mondo.
Mi auguro davvero che riprendano a produrlo.
Per quanto mi riguarda, ne conserverò gelosamente il flacone.

domenica 7 febbraio 2021

L'immortale mondo di Kenzo

Tengo particolarmente a parlare di questa fragranza uscita nel 2019 per una delle firme che amo di più: Kenzo di Kenzo Takada, il grande designer che ci ha lasciato nell'ottobre del 2020. Kenzo World Power, in questa versione con packaging e flacone all'insegna di un energetico giallo, è un profumo che regala energia e buon umore. Le note di testa si elevano sulla cime del cipresso con radici ben salde su un fondo di fava tonka, il tutto armonizzato da un accordo salato.

Una fragranza moderna creata da Jerome Di Marino nel rispetto del gusto giapponese che sa coniugare l'originalità con la discrezione.
Ho usato diversi profumi di Kenzo, uno su tutti l'ormai classico Parfum d'Eté che ha subito un restyling del flacone oggi diventato ancora più essenziale, e li ho sempre ricomprati e apprezzati ogni volta con maggiore consapevolezza.
Anche Kenzo World Power lascia una sensazione di freschezza e pulito come accade con altre creazioni della famiglia floreale. Una filosofia che accomuna molti profumieri del Sol levante capaci di  stimolare la fantasia senza che questa diventi iperbolica e opprimente, per gli altri. Adatto a tutte le stagioni e sicuramente unisex. Anche questa volta il design del flacone lo rende iconico e io ci ho messo l'occhio da subito.
Giochi di parole a parte, ho invece notato che che sulla confezione è stata usata anche la scrittura Braille, una vera dichiarazione di sensibilità inclusiva. Bravo come sempre Kenzo-san.

domenica 31 gennaio 2021

Adios Pampamia, un gaucho gentile

Un acquisto d’impulso che mi ha lasciata davvero soddisfatta. Incuriosita dalle tonalità cromatiche del flacone e del tappo che coniuga l’idea del cuoio al femminile, l’ho provato e subito deciso di comprarlo, dato anche il prezzo molto conveniente.

Adios Pampamia di La Martina è una fragranza uscita nel 2011 ma l’ho scoperta solo adesso, d’altronde non si può stare sempre sul pezzo. È un eau de toilette abbastanza persistente dichiarato fra le fragranze del gruppo floreale anche se, secondo me, le note legnose e di frutta secca sono quelle che la identificano.
In particolare la nocciola la fa da padrona e, pur essendo fra le note di testa, il suo profumo non vi abbandonerà anche nello sviluppo della fragranza a distanza di tempo.
Il cuore costituito da iris, incenso e fresia donano la dolcezza dei fiori, i legni, l’ambra e la vaniglia, note di fondo, danno corpo e resistenza.
Personalmente ritengo che non sia la parte floreale a renderlo riconoscibile, sono invece i legni e soprattutto la nocciola. 
Ne esiste anche una versione maschile dalle note più erbacee e terrose. Per entrambi si può parlare di unisex a seconda dei gusti, delle stagioni e del momento della giornata in cui si indossano. La versione “Mujer” è più calda e rassicurante, la versione  “Hombre” è più energica ma sempre con dolcezza. 
Di sicuro entrambi evocano il rapimento che si prova di fronte a erbosi spazi immensi.

domenica 24 gennaio 2021

Il profumo che piove su le tamerici...

La situazione di questi ultimi dodici mesi mi ha sballato completamente la percezione dell’alternarsi delle stagioni e mi sembra di vivere in un lungo inverno da chissà quanto. La primavera del 2020 è stata bellissima ma, nel migliore dei casi, abbiamo potuto goderne solo affacciandoci al balcone o camminando su e giù per le terrazze delle nostre città. L’estate, breve e piena di ansia, non ce la siamo goduta ed eccoci di nuovo qua, dentro un inverno che ingrigisce la pelle e i pensieri. L’olfatto può aiutarci in una fuga in avanti verso spazi aperti e se, come me, amate il mare ma soprattutto la vegetazione vicina al mare ecco dei suggerimenti che fanno per voi.




Sono tutte fragranze de Il Profvmo, un’azienda che mi piace molto e di cui possiedo diversi profumi e campioni.
Quando si parla di mare è automatico pensare all’accordo salato, molto in voga negli ultimi tempi per le profumazioni estive e raffinata alternativa agli agrumati.
Pioggia salata mi ricorda “La pioggia nel pineto” , l’ispirazione del profumiere è nata dall’idea di una goccia di pioggia (in una località di mare probabilmente) che prima di raggiungere la nostra pelle e i nostri volti silvani, attraversa la vegetazione, le chiome, i fiori, i rami e a questi ruba una sfumatura di freschezza e di verde.
Aria di mare è più floreale e le note di tiaré gli conferiscono un tocco esotico.
Lysander, pur essendo dedicato alla figura del dandy, non implica necessariamente che lo indossi un uomo. Speziato ma anche fresco grazie alla menta acquatica, è una bella immagine olfattiva di primavera al mare.
Cortigiana mi aveva disorientato proprio per il nome. Immaginavo atmosfere orientali, velluti, sentori di caffè e liquori invece il cuore di mandorla e vaniglia è reso più fresco da un sentore di erba tagliata e di vegetazione selvatica.
Questo quartetto è come un poker d’assi e secondo me si potrebbe anche sperimentarli combinati due per volta. Sono fragranze che evocano la rinascita della natura ma non sono necessariamente da indossare solo nelle stagioni calde, anzi già adesso solo ad avvicinarli sento che… “Piove su le tamerici salmastre ed arse”.

sabato 16 gennaio 2021

Another Oud - sensazione vellutata


Una fragranza lanciata nel 2015 e che si è conquistata un posto di rigore nella gamma degli eau de parfum di Juliette has a gun, il brand di Romano Ricci che potremmo definire figlio d'arte in quanto nipote della stilista Nina e di Robert, il creatore dell'iconico L'air du temps.
I flaconi riconoscibili ovunque per la loro linea minimal e i nomi spesso ironici ed evocativi racchiudono sperimentazioni olfattive che nel tempo hanno incontrato il favore del grande pubblico, pur rimanendo di nicchia.
In questo caso la nota dell'oud la fa da padrone pur essendo l'intento della creazione di renderlo alternativo all'ormai quasi onnipresente pregiata resina orientale (nei prodotti più economici semplicemente ricreata in laboratorio).
Le note di testa racchiudono bergamotto e lampone mentre il cuore è appunto ad appannaggio dell'agarwood, chiudono ambroxan e muschio.
Pur essendo dichiarato come unisex, lo trovo molto femminile, vellutato e intenso ma forse dipende da come sviluppa sulla mia pelle. Ciò non toglie che un uomo non possa aver voglia di sperimentare. Ormai molte fragranze sono diventate “scambiabili” ed è un bene. Adatto alla stagione fredda, da usare con parsimonia in quella calda... ma non è detto che...

domenica 10 gennaio 2021

Aqaba classic e il profumo delle feste

Se avete appena smontato l’albero di Natale e dichiarato di essere ufficialmente a dieta, state già provando nostalgia per il caldo profumo di arance, cannella, canditi e caminetto acceso di questo periodo appena trascorso. Aqaba classic di Miriam Marani è il profumo che fa per voi e che con la sua piramide olfattiva ricca di note speziate potrà accompagnarvi in questa seconda parte dell’inverno.

Sullo sfondo un'opera di Otto Kinder

La fragranza, creata nel 1998 da Thierry Wasser, è ormai considerata un classico nel panorama degli orientali speziati ma allo stesso tempo ne rappresenta una declinazione moderna e frizzante. In apertura troviamo un’esplosione di cannella e cardamomo alleggeriti dalla rosa bulgara, nel cuore chiodi di garofano per poi chiudere con olibano, pesca, incenso e note di legni che regalano un finale asciutto.
Il flacone è un piccolo capolavoro di design ed evoca le architetture del Medio Oriente, il colore del profumo è di un aranciato succoso che soddisfa anche l’occhio. L’azienda produttrice è statunitense e offre una gamma di altre fragranze non sempre facilmente reperibili al dettaglio in Italia. Consigliato anche Aqaba man che può essere considerato unisex se si è alla ricerca di una sensazione meno morbida e più incisiva grazie alle note di testa agrumate, il cuore verde e il fondo con cuoio, legni e un “sorso” di cognac.

martedì 5 gennaio 2021

Palo santo al rum

Sempre in vena di spiritualità e fragranze che aiutino l'introspezione e diano un senso di pace, ecco un'altra alla quale faccio fatica a rinunciare in questi giorni:
Palo Santo di Carner - Barcelona.


Negli ultimi tempi la Spagna sta lavorando molto bene sulla promozione dei suoi produttori e Carner, pur essendo già una casa affermata, sta entrando sul mercato italiano con un certo successo (per le proporzioni della profumeria artistica o di nicchia). Distribuita dall'italiana Nobile 1942, Carner propone fragranze ricercate e allo stesso tempo in grado di soddisfare i sensi di chi non è abituato a sensazioni olfattive molto particolari.
Ma veniamo al nostro Palo Santo. Si tratta di una fragranza unisex creata nel 2015 da Shyamala Maisondieu che per Carner ha realizzato anche Besos e Costarela.
In un primo momento si viene investiti dal tepore del rum, dichiarato fra le note di testa, che non appare troppo dolce grazie all'artemisia.
La prima sensazione che ho avuto infatti è stata "liquorosa" ma bisogna dare al profumo il tempo di sviluppare e adattarsi alla nostra pelle e anche all'ambiente che ci circonda.
Come dice la mia profumiera di fiducia, Gianna: "parlando di profumeria artistica, non bisogna dimenticarsi di un fattore importantissimo, il tempo".
Per Palo Santo il tempo è fondamentale, le note di latte e di legno di guajaco arrivano anche dopo mezz'ora dal primo spruzzo e, come mi è successo la prima volta che l'ho provato - di pomeriggio, solo alla sera si cominciano a percepire la vaniglia, il vetiver e il sandalo che ci possono accompagnare perfino durante la notte.
Anche in questo caso direi che si tratta di una rassicurante e calda presenza.
Consigliato a chi ama i regali che può farci il tempo.

sabato 2 gennaio 2021

Anime sante e Finisterre

Completo, per ora, il discorso sulle creazioni di Maria Candida Gentile di cui ho potuto apprezzare l'originalità. Oggi i protagonisti sono due profumi veramente particolari che non conoscono mezze misure.
Il primo, e anche quello che preferisco (solo mio gusto personale) è Finisterre, una fragranza dedicata al Cammino di Santiago di Compostela, il luogo ai confini del mondo verso cui si può decidere di proseguire il percorso per bagnarsi nell'Oceano. Ovviamente si tratta di un accordo marino che ha nel cuore elicriso e pino e nelle note di fondo ambra grigia e sandalo. Basta uno spruzzo per essere davvero trasportati ai confini della terra, io in particolare adoro la "secchezza assolata" dell'elicriso e quindi ne sono rimasta totalmente affascinata.
Sempre in "odore di santità" è Anime sante. Questa volta l'incenso la fa da padrone ma in una veste molto fresca e dolce, non è l'incenso che brucia - per intenderci - piuttosto l'odore delle chiese e delle cere con cui si curano i legni dei banchi e dei confessionali. Ad aprire una sensazione che potrebbe essere un po' claustrofobica c'è il frangipane nelle note di testa e il latte di mandorla nelle note di cuore insieme al melone. Legno di sequoia e benzoino danno corpo e persistenza.
Entrambi i profumi non sono da indossare per sedurre, nel senso di condurre a sé, ma per indurre sensazioni in chi li sceglie. Dopo il primo impatto molto caratteristico, si fondono con la nostra pelle e sembra quasi ci parlino e ci cantino delle antiche filastrocche che producono un senso di calma e tranquillità, di beatitudine insomma. Sono fragranze che non ci faranno sentire mai soli.


mercoledì 30 dicembre 2020

Profumi candidi e gentili MCG

Non ho voluto tediarvi e tediarmi con racconti dal lock down. Ci sono in giro già abbastanza romanzi e antologie per soddisfare ogni curiosità voyeuristica sulla clausura altrui.
Volendo pensare alle cose belle, per me in questo anno c’è stata una grande riscoperta del profumo. Ho avuto tempo e modo per indagare e scambiare commenti e impressioni con altri appassionati del mondo delle fragranze, soprattutto di nicchia.
Sono una di quelle persone che, quando mi dicono che un profumo ha avuto molto successo e lo si vende tantissimo, gira alla larga. Sono contenta per i successi delle case produttrici ma affidarmi al sentimento del marketing di massa per scegliere un profumo non mi pare il caso. In passato ho avuto anche una piccola collaborazione con un progetto riguardante i profumi  di cui recupererò qualcosa più avanti. 


Oggi voglio presentarvi una maître parfumeur  italiana: 
Maria Candida Gentile con sede a Sarzana (SP).
Ieri ho ricevuto l’ordine che avevo effettuato direttamente dal loro shop online e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla cura con cui erano stati realizzati l’imballaggio e i bellissimi pacchetti regalo.
Il tocco di classe è nell’uso della ceralacca, anch’essa delicatamente profumata, che ho ritagliato e riposto nella mia agenda come augurio per l'anno a venire.
Una delle fragranze che ho acquistato è l'eau de parfum “Sideris” dal nome evocativo quanto le note del profumo stesso. I flaconi hanno una linea pulita ed essenziale con i bordi smussati che ricordano lo stile Art Nouveau.
Lo sfondo dell’etichetta è di un blu magnetico da notte marina incipiente e al primo spruzzo si viene rapiti da sensazioni molto profonde, a volte contrastanti. Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a un antico medicamento, una medicina dal profumo dolce e dal gusto amaro.


L’incenso, dichiarato nelle note di testa, si amalgama con freschezza all’effetto amaro e balsamico del laudano (da qui l’atmosfera fin de siecle) ma le note di cuore della rosa turca danno consistenza e persistenza nel tempo. Basta poco, davvero poco, per sentirsi protetti e rassicurati, immersi in un benevolo bosco sul limitare del mare.
Mi sono arrivati anche diversi campioni di altre loro fragranze e fra questi non posso non nominare il Rrose Sélavy, dotta citazione sull’alter ego di Marcel Duchamp, un trionfo di rose che ha una risultante asciutta, concreta, per niente stucchevole. A presto con altre recensioni dei bellissimi prodotti MCG.




lunedì 10 febbraio 2020

IL tempo e l'epoca del mare

Leonid Andreev, 1908 - moglie e figlio al mare


Oggi a lezione leggevamo il racconto di Čechov "La signora col cagnolino". Per quelli di voi che non lo conoscono dirò brevemente che narra la storia di un incontro tra un uomo maturo, Gurov, e una giovane sposa di nome Anna Sergeevna, la signora col cagnolino appunto. Entrambi i protagonisti si trovano soli a Jalta per trascorrere un periodo di ferie. Il clima della Crimea è dolce e il mare è quello che ci vuole per rimettere in sesto il corpo e la mente di un moscovita e di una giovane originaria di San Pietroburgo. Nessuno meglio di Anton P. Čechov sapeva quanto fosse salutare il mare sia perché egli stesso era un medico sia perché aveva i polmoni sofferenti.
L'inaspettata storia d'amore, scritta nel 1899, prenderà dei risvolti tanto appassionati quanto, in un certo senso, eterni e perfettamente comprensibili anche a noi che viviamo più di un secolo dopo.
Per far capire agli studenti quanto le descrizioni dell'autore fossero ancora oggi vive e palpabili mi sono lanciata in una serie di similitudini per evidenziare anche la differenza di caratteri e di atteggiamento dei protagonisti usando frasi come: "immaginate che si incontrino ad Amalfi un romano e una milanese".
A un certo punto un'allieva mi ha chiesto "ma perché lei era in vacanza da sola?"
Mi sono resa conto, in un lampo di atroce consapevolezza, di aver vissuto un'epoca che per i millennials è davvero distante, quella in cui le donne non lavoravano e gli uomini facevano quello che volevano.
Ho dovuto spiegare che in Russia come nel resto del mondo borghese era normale che le donne, mogli e madri, trascorressero l'estate nelle località di villeggiatura e i mariti rimanessero in città a lavorare.
Mi sono persa dunque in un Amarcord fatto di pensioni Maristella, di seconde case al mare o in montagna, di mariti che al venerdì raggiungevano le famiglie a Jesolo o a Forte dei Marmi. Mentre parlavo mi accorgevo che se per quelli nati nel '900 si tratta di una situazione perfettamente comprensibile anche se non vissuta in prima persona, per loro non lo è. Loro vivono in un mondo in cui le seconde case non esistono più se non per pochi eletti, le mamme lavorano e non possono trascorrere intere estati al mare. Oggi si gratta il fondo del borsellino e si va da qualche parte tutti insieme per una settimana, dieci giorni al massimo.
I nostri "Sapore di mare", i cummendatur, gli amori estivi che nascono a giugno e finiscono a settembre con l'inizio della scuola sono per loro distanti come "La signora col cagnolino" come "Morte a Venezia".
È proprio così: guardando da molto lontano la distanza tra due punti nel tempo e nello spazio tende ad annullarsi fino a quando i due punti non combaciano.
È una regola fotografica e la scrittura di Čechov è fotografia come lo sono ormai i ricordi sbiaditi di noi del Novecento.



venerdì 23 novembre 2018

Bacchette o forchette? - sul caso D&G in Cina




Chi si occupa di linguistica e di comunicazione sa benissimo che gli stereotipi non sono sempre cose negative ma possono invece diventare degli utili strumenti per la comprensione della mentalità di una lingua o di Paese straniero.
Se noi italiani troviamo giustamente offensivo essere additati come "tutti mafiosi", credo invece che nessuno possa offendersi per l'associazione Italia= Pizza che è una delle ricette più diffuse e amate al mondo.
Il caso #DolceandGabbana è probabilmente esploso a causa di una serie di cattive interpretazioni inerenti l'uso della lingua e degli stereotipi.
Non posso credere infatti che i cinesi si siano offesi per le ambientazioni tradizionali (alle quali tengono molto e per le quali sono riconoscibili) come le lanterne di carta e il colore rosso. Io, fossi cinese, ne sarei fiera. Il rosso è simbolo di potenza, vita e rivoluzione e se viene usato per l'oggettistica cheap lo è anche per le stupende lacche cinesi d'epoca che sono preziose e costosissime.
No, che si siano offesi per questo proprio non lo credo.
Vero è che se fossi stata la responsabile della comunicazione di D&G o il creativo dell'agenzia che ha ideato gli spot avrei agito diversamente.
Avrei confuso gli stereotipi e ribaltato il pensiero comune occidentale dal punto di vista di un orientale. Come?
Così: - una coppia di giovani cinesi entra in un ristorante italiano in Cina. Loro sono molto divertititi nell'osservare il locale arredato con gusto kitsch, i murales un po' naif che rappresentano Venezia e Napoli e la voce di Andrea Bocelli in sottofondo. Insomma fanno quello che facciamo noi italiani quando entriamo in un ristorante cinese.
- il cameriere è un orientale vestito da "italiano" e prende le ordinazioni. I due si guardano perplessi.
- il cameriere torna e porta a tavola le posate, tra cui la forchetta.
- I ragazzi guardano la forchetta preoccupati ma nessuno dei due vuol far capire all'altro che non sa come si usa. (Come facciamo noi italiani nei ristoranti orientali).
- Il cameriere porta ai due giovani due bei piatti di spaghetti pomodoro e basilico e augura buon appetito in un italiano stentato.
- I ragazzi prendono la forchetta e dopo un paio di maldestri tentativi chiamano il cameriere che ritorna munito di bacchette.
I due si sorridono e finalmente possono gustare il piatto italiano.
Ecco, io l'avrei fatta così. Ci saremmo presi in giro entrambi e avremmo anche ispirato una certa simpatia nella condivisione della piccole difficoltà della vita che tutti noi Europei, Italiani, Cinesi incontriamo e affrontiamo con un sorriso.
p.s.
Scusate ma non ho tempo per uno storyboard fatto come si deve. Se D&G mi vogliono per le prossime campagne internazionali mi troveranno qui, sono la signora Carlomagno.



martedì 27 giugno 2017

Se scappi non ti sposo



Rieccoci qua a parlare di differenza d'età in una coppia, cosa che è considerata scandalosa se non “da irresponsabili” quando a essere più grande è la donna.
Si sono appena attutite le esclamazioni di stupore e incredulità sulla coppia neo presidenziale francese di Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux che si ricomincia a colpevolizzare una donna per aver scelto un compagno più giovane.
La notizia è di questi giorni e il fatto avvenuto in provincia di Sassari: una sposa lasciata praticamente all'altare decide assieme ai suoi parenti di andare lo stesso al ristorante. Un gesto di grande coraggio e anche di grande dignità, una notizia per la quale “tutti starebbero con la sposa” al cento per cento se non fosse che Nadia (così si chiama) è una trentanovenne con un figlio di cinque anni e lui, il mancato sposo, un militare di carriera ventiquattrenne.
http://www.corriere.it/cronache/17_giugno_27/nadia-abbandonata-all-altare-607d772e-5ab1-11e7-b519-11e7c6330510.shtml

Ecco dunque arrivare i commenti della Rete impietosi sia da parte femminile sia da parte maschile:
Definire una grande una donna che si mette con uno di 24 anni.... Mettendo di mezzo suo figlio????!!!! Se te le cerchi poi le trovi !!!! È il minimo che le potesse capitare!” (donna)

“Lei è stata calcolatrice ed arrivista. Fortuna che lui si è salvato in tempo" (uomo)

"Ma io dico conosciuti pochi mesi fa , poi lui e più giovane di lei cosa pretendeva !!??? Comunque lui poteva evitare l umiliazione questo si .... "(donna)

“Classica quarantenne disperata che si innamora del primo che passa .... poveraccia" (uomo)

Potrete approfondire da soli cercando la notizia sui social o seguendo il link del Corriere, il punto è un altro: una quarantenne che si mette con un uomo, e ribadisco uomo, di ventiquattro anni è una “poveraccia”, una che “se ne voleva approfittare” come se la giovinezza di un maschio fosse un'opportunità preziosa di cui tutte andremmo a caccia, un valore aggiunto in cui si sottintendono scopi sessuali.
Di qui la conclusione che una donna a 40 anni e madre non dovrebbe pensare al sesso, sebbene non credo sia stato quello l'unico motivo che abbia spinto i due fidanzati a prendere la decisione di sposarsi con tanto di prete e di corso prematrimoniale.
Nadia avrebbe dovuto immolarsi sull'altare della maternità e del “casto pudore” invece ha osato cercare di accalappiare un giovanotto aitante e nel pieno della sua forza e bellezza.
Non è forse questa una mentalità che poco si discosta da quelli che vorrebbero incapsulare la figura femminile in un oscuro e oscurante burqa?
Perché non ci si è scandalizzati allo stesso modo quando Flavio Briatore, nato nel 1950, ha sposato Elisabetta Gregoraci, nata nel 1980? O quando Michele Placido (1946) è convolato a nozze con Federica Vincenti (1983).
In quel caso i maschi hanno fatto la parte dei "gran fighi", di quelli che (latente nella mentalità italica) nonostante siano attempati hanno ancora un certo vigore da offrire alle loro spose nel pieno dell'età riproduttiva.
In questo paese sessuofobo e clericale c'è sempre una sottesa connotazione sessuale nel giudicare i rapporti di coppia, in più è radicata la percezione che a esserne gratificata e beneficiata sia sempre la donna.
Cari signori qui di “disperata” c'è solo la massa giudicante e livorosa che si esprime con il medesimo astio superficiale su una coppia che scoppia come sui vaccini, sulla politica interna come sulla geopolitica.
Per quanto mi riguarda: Viva Brigitte, Viva Nadia!

venerdì 24 marzo 2017

Il profumo della scrittura


È appena stato presentato il nuovo profumo di Nobile 1942.
Si chiama 1001 e sa di scrittura, una fragranza a base di papiro.La scrittrice Patrizia Finucci Gallo ha ideato un livre de chevet "Che profumo ha la tua scrittura" che accompagnerà 1001, si tratta di una raccolta di interviste e fra gli autori intervistati ci sono anche io.

1001 Nobile 1942

giovedì 24 novembre 2016

Un posto al sole in libreria

Un posto al sole, Michele e Silvia

Pensatela come volete ma la soap italiana ambientata a Posillipo
"Un posto al sole" è sempre attenta alla contemporaneità, forse è questo il segreto del suo successo. Premetto che ho cominciato a vederla da quando vivo in Veneto, quindi non è di certo una questione di appartenenza. Comunque ora hanno tirato fuori una storiella simpatica. 

Dunque, il giornalista Michele Saviani, di solito impegnato in reportage e trasmissioni radio importanti, si cimenta nella scrittura di un romanzo sentimentale. 
Sua moglie Silvia lo scopre e diventa la sua prima entusiasta lettrice.
Silvia gestisce un bar ma è soprattutto una grande appassionata di cinema e di letteratura per cui cerca di motivare Michele a continuare, non solo, decide di occuparsi dell'invio del manoscritto alle case editrici.
Il giornalista però è riluttante ad usare il suo nome e insieme scelgono uno pseudonimo femminile: Grazia Rossellini.
Nella puntata di ieri arriva alla mail della "Rossellini" il solito rifiuto precompilato di una casa editrice ma Silvia non si dà per vinta e replica con sincera dialettica all'editor.
Staremo a vedere. Per il momento mi pare che il caso "Elena Ferrante" sia stato di grande ispirazione per gli autori di UPAS.

lunedì 3 ottobre 2016

Ferrante, chi era costei?

Per più di duemila anni si è vissuto studiando e declamando l'Iliade e l'Odissea senza che conoscessimo la vera identità di Omero (era uno, erano tanti, boh?). In quanto alla saga di re Artù il fatto che non si sappia chi l'abbia tramandata non ha impedito di crearne il mito, i film e il merchandising.
Shakespeare poi era davvero l'autore di tutte quelle belle storie o aveva un ghost-writer? E Marlowe era veramente un agente segreto undercover?
Veramente il romanzo "Resurrezione" di Tolstoj narra una vicenda autobiografica relativa agli anni giovanili del grande romanziere? Davvero aveva sedotto e abbandonato una poveretta prima di partire militare?
Il canto della schiera di Igor' è attribuito a un tale Bojan, detto anche l'Omero russo e come questo altrettanto misterioso, ciò non ha impedito al mio caro professore Edgardo T. Saronne di farne una traduzione memorabile.
Tutta questa premessa per dirvi che a me, in quanto lettrice, di conoscere la vera identità di Elena Ferrante non interessa proprio. Semmai è un problema suo.
Sì, perché se per pudore o per opportunità la persona che ha scritto ha preferito celarsi dietro a uno pseudonimo la questione riguarda solo lei.
Ci sono tanti motivi per farlo: nei romanzi si parla di fatti molto personali che coinvolgono gente ancora viva, si vanno a toccare corde profonde che ci fanno star male, non si vuole far sapere al proprio vicino di casa o ai parenti di aver aumentato considerevolmente le proprie entrate...
D'altro canto ci sarebbero anche molte ragioni per strombazzare a destra e a manca di essere "proprio io quella lì".
Il caso vuole che io (me medesima) abbia pubblicato un romanzo con la stessa casa editrice, la gloriosa E/O che stimo e apprezzo da più di un ventennio per aver tradotto autori dell'est Europa di cui, una volta letti i nomi, ve ne sareste già dimenticati.
Personalmente quando faccio qualcosa voglio che mi venga riconosciuta e voglio essere riconosciuta. Non vedo l'ora, semmai accadrà, di essere blandita e corteggiata dagli "addetti ai lavori", lo farei per il mio ego e perché lo troverei un giusto risarcimento per i torti ricevuti (torti che forse ognuno di noi può annotare nel suo diario) per tutte quelle volte che qualcuno si è appropriato di una mia idea e della mia fatica, per tutti quelli ai quali ho dovuto immeritatamente cedere il posto.
Non siamo tutti uguali però e c'è chi non ha bisogno del successo per ottenere una rivincita sulla vita. A qualcuno come alla Ferrante basta continuare come sempre avendo dei soldi in più, molti, sul suo conto in banca per fare ciò che più le piace e che forse non è nemmeno scrivere.
Si dice che all'inizio avesse fatto la scelta di mandare i suoi romanzi nel mondo senza che venissero offuscati dal peso dell'autore. Sono perplessa, a quel tempo non era certo Roland Barthes e nemmeno la Rowling.
Tuttavia questa volontà legittima e onesta le si è rivoltata contro e oggi è proprio il mistero sulla sua identità a "impallare" i romanzi della Ferrante.
Prima viene la caccia all'uomo e solo in seconda battuta le opere.
Mi chiedo se non fosse stato meglio per lei adattarsi alla fatica di presenziare a qualche cocktail e stringere mani, far parte di una prestigiosa giuria e sorbirsi file di aspiranti scrittori in cerca di consigli e raccomandazioni per poi diventare una donna scrittrice qualunque.
Invece no, ha preferito diventare "l'enigma Ferrante" e tutto sommato mi sa che ci ha azzeccato.