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martedì 12 ottobre 2021

La dama di picche

Anche questa fragranza molto diffusa in Russia ha un nome importante che reca in sé una storia affascinante e strettamente legata alla cultura di quel Paese.

La dama di picche è un racconto di Puškin, il padre nobile della letteratura russa, e la sua trasposizione in forma di opera lirica è di Pëtr I. Čajkovskij su libretto del fratello Modest.
Il racconto originario è del 1834, periodo in cui in tutta Europa si diffonde il Romanticismo, e l’opera del grande poeta e scritture russo è sicuramente uno dei capisaldi di questo stile che coinvolse non solo le lettere ma anche la pittura e successivamente la musica. Del 1890 invece è il debutto del melodramma dei fratelli Čajkovskij che cambiarono il soggetto iniziale per le esigenze della rappresentazione e forse anche per adattarlo ai gusti del loro tempo. Il nucleo delle tematiche principali resta però intatto e la trama dark lo ha reso un classico dei classici come il profumo che porta il suo nome.

Ma veniamo alla storia: siamo nella elegante Pietroburgo della prima metà dell’800 in un club dove altrettanto eleganti e nobili ufficiali si sfidano a carte giocandosi delle fortune. Hermann è uno di questi ma, essendo di origini tedesche e quindi “parsimonioso” e incline all’autocontrollo (almeno secondo il pensiero di allora) guarda con occhi avidi le partite degli amici tenendosi ben lontano dalla tentazione di parteciparvi. Una sera però Tomskij, suo commilitone, gli racconta la storia di sua nonna, un’anziana nobildonna che un tempo era stata una vera bellezza anche lei col vizio del gioco. A Parigi la signora l’aveva combinata grossa e il marito si era rifiutato di pagare i suoi debiti. Aveva dunque chiesto aiuto a un nobile francese appassionato di magia e questi le aveva rivelato una formula di gioco che l’aveva salvata dalla rovina. Dopo aver recuperato il denaro, aveva vissuto fino a quel momento senza mai rivelare a nessun altro il suo segreto, né agli amici né ai famigliari. Solo in un caso, impietosita da un giovane a un passo dalla catastrofe, aveva rivelato la combinazione di tre carte vincenti. La fantasia di Herman allora si accende e la sua ossessione sarà quella di ottenere la formula dalla contessa a tutti i costi. Si servirà per questo della giovane e ingenua Liza, figlioccia e dama di compagnia della contessa. La corteggerà e sedurrà solo al fine di entrare in contatto con la nobildonna e convincerla a consegnarli il sistema vincente. Farà di tutto, in una escalation che va dalle blandizie, alla supplica, alle minacce. In occasione di un confronto piuttosto animato, la “dama di picche” ha un malore e muore. Herman è disperato perché non ha le carte vincenti e Liza è disperata perché capisce di essere stata sedotta e abbandonata. Una notte a Herman appare il fantasma della contessa che gli rivela la combinazione “tre, sette, dama di picche” a patto che egli la usi per assicurarsi una vita onorevole e agiata assieme a Liza. Quest’ultima decide di concedergli un’altra possibilità ma quando lo incontra sul canale in preda a una eccitazione febbrile pronto and andare al tavolo da gioco, capisce che tutto è perduto e si getta nella Neva. Ovviamente Herman verrà punito dal destino, e dal fantasma della contessa, e perderà tutto nell’ultima mano di carte. A questo morirà disperato.
Il profumo Pikovaka dama- Classic è del 2015 e prodotto da Brocard. Appartiene al gruppo dei floreali con una base legnosa. Magnolia e melone con note esperidate per la testa, un cuore di fiori bianchi tra cui mughetto, gelsomino e violetta, muschio e legni nella base. Una composizione apparentemente semplice ma molto magnetica. Conoscendo l’ispirazione sento nei fiori bianchi l’evocazione della giovinezza, della femminilità più dolce e pura ma anche, grazie alla magnolia l’idea della bellezza perduta della contessa. I fiori di magnolia, infatti, sono tanto delicati da freschi quanto insidiosi una volta appassiti. C’è il senso della notte e sì, forse anche della perdita assieme a una sensazione talcata che fa pensare a trine e merletti. Persistente ma sottile, la sua percezione si smorza col freddo e si rinvigorisce quando si entra in un ambiente chiuso molto caldo. Cosa che in Russia, d’inverno, è la norma. La dama di picche ha ispirato anche altri profumieri come Xerjoff nel 2017 il quale però gli ha conferito un’aura un po’ orientaleggiante e Histoires de Parfums con il loro 1890, anno della prima del melodramma, in cui però con le note di cuoio e incenso si aggiunge una nuance maschile e oscura, così anche Herman, alla fine, ha avuto la sua parte.

 

domenica 19 settembre 2021

Il profumo di una pietra - il fiore di malachite

Quando ho scoperto che esisteva un profumo con questo nome, ho deciso di procurarmelo a tutti i costi. “Il fiore di malachite” è una delle fiabe russe a cui sono più affezionata anche perché una sua versione ridotta e semplificata da leggere, analizzare e tradurre faceva parte del programma del mio primo anno di università, quando ancora ero principiante nella lingua russa.

La fiaba in sé contiene tutti gli elementi fondamentali caratteristici di questo tipo di narrazione: l’eroe, la bella, la magia, la ricerca, l’acquisizione dell’abilità, i segreti della terra. In russo il vero titolo è “Kamennyj cvetok” ovvero semplicemente “Il fiore di pietra” e la versione fiabesca è a sua volta derivante dalla tradizione di una leggenda degli Urali. In breve: Danilo è un artigiano che ha imparato il mestiere dal nonno e i suoi lavori di intaglio della pietra suscitano l’ammirazione di tutti, compresa quella della sua fidanzata Katja. 
Danilo però è perennemente alla ricerca della perfezione, così il giovane maestro decide di rubare i segreti della materia all’origine e va alle grandi montagne dove, invocando la Signora della montagna di rame, riesce a entrare nel regno del sottosuolo.

La Signora gli chiede di realizzare per lei un fiore fatto con la pietra delle sue montagne – la malachite appunto – che sia così bello e delicato da sembrare vero. Solo se porterà a compimento questo incarico, lei gli rivelerà tutti i segreti delle pietre e delle rocce. La Signora spera che tenendolo occupato con nuove sfide, potrà fargli dimenticare il mondo degli umani in modo da poterlo tenere con sé per sempre. Dopo varie peripezie, la Signora della montagna, colpita dalle parole di Katja arrivata da lei alla ricerca di Danilo, lascerà i giovani liberi di amarsi e donerà loro i segreti delle pietre.

Una storia che è stata ispirazione per film, cartoni animati, opere d’arte figurativa e nel 2019 anche per un profumo. Малахитовый Цветок - Il fiore di malachite è una creazione di Christian Vermorel per Brocard e fa parte di una linea dedicata alle tradizioni russe. Il ricco design della bottiglia richiama la bellezza opulenta che in Russia viene attribuita a tutto ciò che è prezioso, come le fiabe. La piramide olfattiva è infatti molto ricca ma il principio di fondo è stato quello di associare delle note verdi, che simboleggiano le montagne e il colore della malachite, con quelle floreali di giacinto, mughetto, ylang ylang, iris, rosa, magnolia, gelsomino, fiori d’arancio, eliotropio per raccordare il tutto con vetiver, mirto, cipresso e muschio di quercia fino alla dolcezza della vaniglia, il cuore della Signora che si intenerisce di fronte all’amore. Anche le pietre hanno un profumo e un cuore.

giovedì 2 settembre 2021

Krasnaja Moskva - Mosca rossa

Ne avevo già parlato qui anticipando parte della storia di questo gioiello senza tempo che è Krasnaja Moskva. Aspettavo solo di poterlo sentire di nuovo per rinverdire i ricordi e le sensazioni di un tempo passato ma non del tutto andato.
Il percorso di questa creazione nel mondo dei profumi è un’avventura avvincente di cui è protagonista assoluta. Eroina in un romanzo che leggiamo avidamente e che, quando ci sembra che tutto è perduto, risorge dalle ceneri per riprendere il cammino verso la meta che, in questo caso, è arricchire di fascino ed eleganza chiunque la indossi.


Per me un connubio unico di quei due aspetti che fanno di un’opera un capolavoro e che io chiamo “kitsch and chic”, è popolare senza essere cheap, un miracolo.
Krasnaja Moskva è frutto di studio, competenza, storia, qualità ed è allo stesso tempo un prodotto destinato a tutte le donne ma, aggiungo io, a chi ama i profumi in generale. La leggenda della sua nascita è complessa ma le versioni più accreditate parlano di un antenato che si chiamava “Любимого букета императрицы” [Il bouquet preferito dell’imperatrice] un profumo realizzato per l’imperatrice Marija Fjodorovna, moglie dello zar Alessandro III e madre di Nicola II.
La bottiglia recava sull’etichetta l’immagine dell’imperatrice russa per eccellenza, Caterina II la grande, tuttavia esisteva già un “bouquet dell’imperatrice” prodotto dal 1864 dalla Maison Brocard & Co. e da questo probabilmente deriva 
Krasnaja Moskva.
Nel 1900 il fondatore della Brocard morì e a condurre l’azienda rimase la moglie Charlotte che invitò in Russia il naso Auguste Michel per assumere il ruolo di maestro profumiere lasciato da Henri Brocard.
Dopo la Rivoluzione la fabbrica venne nazionalizzata e cambiò nome in “Новая Заря” [La nuova alba]. La scarsità di materie prime di qualità costrinse la nuova dirigenza a riformulare parzialmente il profumo e ciò avvenne con successo sotto la guida di Polina S. Žemčužinanomen omen in russo žemčužina significa [perla] - che si rivolse direttamente al Partito per far sì che la fabbrica ottenesse l’attenzione che meritava poiché tutte le donne avevano diritto anche al  profumo. La formula definitiva di 
Krasnaja Moskva rimase segreta. Da quel momento per il profumo, ormai sovietico, si aprì una stagione di successi che portò alla premiazione nel 1958 all’Expo di Bruxelles.
Ma dopo tutto questo divagare, di cosa sa Krasnaja Moskva? Mi chiederete voi.
Cercherò di descriverlo: si tratta di un chypre, floreale, ambrato, muschiato con note esperidate. Pare che la composizione conti circa sessanta elementi e non stento a crederlo. Alcune tra le note dichiarate sono: fiori d’arancio, iris, gelsomino, eliotropio, garofano, muschio. Fiori, legni, resine, animalico c’è di tutto ma tenuto insieme armoniosamente come un’orchestra. Dolce e un po’ nostalgico questo profumo è espressione dell’anima russa e ciò che lo rende affascinante è l’atmosfera che è in grado di evocare. Io quando lo sento penso alle serate a teatro, agli incontri ufficiali fra delegazioni, al GUM, ai Berjozka, alle mamme di tanti miei amici che amavano Vivaldi e sognavano Venezia. Iconico come le guglie a cipolla della Cattedrale di San Basilio sulla Piazza Rossa di cui ne ricorda la sagoma nel tappo, 
Krasnaja Moskva è il simbolo del diritto di tutti alla bellezza.

domenica 20 giugno 2021

Il profumo degli imperi

Karl Schlögel è uno storico tedesco specializzato nella Russia moderna e nei paesi dell’Europa orientale. Come racconta nell’introduzione a questo libro, non è mai stato un conoscitore del mondo dei profumi ma, anche grazie alla consultazione degli archivi Chanel, è stato aiutato in questa ricerca da Karl Lagerfeld al quale il volume è dedicato.

Attraverso le storie e i percorsi di due fragranze di culto per quelli che erano i due poli politici mondiali, Chanel N°5 e Krasnaja Moskva, si ripercorrono le vicende legate a importanti processi creativi che hanno coinvolto diverse realtà a livello economico, culturale e artistico.

Fresco di stampa e di traduzione per Rizzoli, “Il profumo degli imperi” nella versione originale in tedesco ha una copertina più esplicativa di quello che è l’intento di tutto il testo ovvero che c’è sempre stato un trait d’union fra l’Occidente e l’Europa dell’Est e questo legame è rappresentato dalla Francia.

Che nella Russia zarista le classi elevate parlassero correntemente francese come una seconda e, a volte, prima lingua è abbastanza noto. Il più grande romanzo russo (europeo, mondiale direi) "Guerra e pace" inizia in francese. In Italia non ce ne accorgiamo perché viene tutto tradotto ma in lingua originale le parti in francese che riportano i dialoghi fra nobili si alternano a quelle sì più ampie in russo.

A creare questo fortissimo legame culturale era stata l’Imperatrice Caterina II la grande che intratteneva rapporti epistolari con i filosofi illuministi francesi. Fu lei, dopo Pietro I, a dare una inequivocabile direzione europea al suo impero.

Ma tornando ai profumi; anche in questo caso è proprio una creazione ispirata alla figura di Caterina II a dare inizio a questa storia da cui poi si dipartiranno quelle delle fragranze di cui si parla nel libro. Pare infatti che la prima idea in nuce di Chanel N°5 fosse contenuta in “Le Bouquet de l’Impératrice” una fragranza ideata nel 1913 da Ernest Beaux in occasione del trecentesimo anniversario della dinastia Romanov. Dopo la Rivoluzione del 1917, Beaux era però tornato in Francia dove aveva portato con sé la ricetta dell’imperiale bouquet e conosciuto M.lle Coco Chanel. Il resto lo trovate nel libro, non voglio rovinarvi il piacere della scoperta che sarà ancora più ricca di curiosità sul fronte dell’omologo russo “Krasnaja Moskva” [Mosca rossa] di cui spero potervi parlare più avanti in un post dedicato.

venerdì 12 marzo 2021

Incenso a Zagorsk

Una scoperta che ancora mi emoziona, la Incense series 3 di Comme Des Garçons interamente dedicata alle fragranze a base di incenso.

In particolare non potevo lasciarmi sfuggire quella con un nome evocativo come Zagorsk, dedicata agli incensi freddi che si usano nelle chiese russo-ortodosse.
Pensavo fosse solo una citazione e invece questa fragranza mi ricorda veramente alcune chiese che ho avuto modo di visitare in Russia. 
Zagorsk è il nome laico della cittadina di Sergiev Posad (a meno di 100 km da Mosca) dove appunto sorge il monastero della Trinità di San Sergio che visitai alla fine degli anni '90 dello scorso secolo, ormai. Un luogo tra i più importanti per la cristianità ortodossa e di grande e suggestiva devozione. Ricordo che ci arrivammo da Mosca con un treno locale e bevemmo il tè scaldato con l'apposita "resistenza" da viaggio, un oggetto pop-soviet al quale i russi sono affezionati come noi italiani alla caffettiera.
Provare questo profumo è stato magico, mi ha fatto tornare indietro nel tempo come Proust con la sua madeleine. L'incenso qui non è fumoso ma molto arioso e si mescola col sentore dei boschi di conifere e con la freschezza della betulla. 
Se avete la curiosità di sperimentare tutte le variazioni sul tema dell'incenso, CdG ha creato anche Avignon che ricorda sempre l'interno di una chiesa, ma di gusto più occidentale, dopodiché ci si avventura in Oriente fino a Kyoto passando da Jaisalmer in India o deviando verso il Marocco di Ouarzazate. 
Io, per il momento, mi perdo nel profumo di anima russa. Se esiste Zagorsk ci va molto vicino.


venerdì 5 marzo 2021

Lolite - reloaded

Dopo quindici anni dalla prima edizione, torna Lolite: storie e visioni di piccole seduttrici in versione riveduta e ampliata con una sezione dedicata al fenomeno Lolita in Italia.
In questo nuovo capitolo si parla di Stefania Sandrelli, Catherine Spaak, Gigliola Cinquetti e del Sanremo del 1964.



Su Amazon: Lolite: storie e visioni di piccole seduttrici di Katia Ceccarelli

domenica 14 febbraio 2021

MaRoussia Dange-Rose

Forse vi aspettavate una fragranza per lei e una per lui. Non è così ma si tratta comunque di una coppia, il mio omaggio per San Valentino. Uno dei due, Maroussia è un regalo a me stessa e alla mia passione per la Russia. Non si tratta di un profumo di nicchia, piuttosto di un profumo poco conosciuto ai più e dal gusto vintage.




Per chi avesse frequentato la Russia ancora negli anni ’90, diciamo che evoca le atmosfere dei magazzini GUM e l’odore tipico dei Berjozka, quello del legno delle matrioski, degli smalti dei palek ancora freschi e dell’ambra.
In Russia l’industria della profumeria è stata tutt’altro che svilita e ha mantenuto una diffusione notevole sull’impronta delle grandi riserve di ambra che arrivavano dai Paesi baltici. Devo avere ancora da qualche parte un miniatura di un classico del periodo sovietico: Riga, un floreale con una potente base d’ambra, dove per potente intendo “piena di mare”. Questi ricordi sono evocati da Maroussia, femminile al massimo con una composizione ricca e complessa che va dai fiori d’arancio alle aldeidi, fino al muschio e all’ambra. Il flacone è "rosso e russo" con il suo tappo a forma di "luk" la classica cupola a forma di "cipolla", il luk appunto.

A bilanciare le rotondità di Maroussia ho scelto Dange-Rose di Blumarine, una creazione moderna, uscita nel 2017, che è però un inno all’eterno tra i profumi: la rosa. Pare che l'ispirazione arrivi da Lady Oscar e quindi non potevo non averlo. Dal Cremlino a Versailles il passo culturale è sempre stato breve e questa fragranza è una malinconica rosa rossa umida di bosco e di rugiada oppure una rosa gialla fresca e leggermente vanigliata. Il tutto stemperato da note erbacee e legnose richiamate dalla spina nera che è il vero tocco di classe di questo flacone dal design impeccabile. Vetro solido, nero, freddo che nasconde un cuore nostalgico e nobile. Però attenti alla rosa, può essere anche lei pericolosa: Ma Roussia Dangereux.

lunedì 10 febbraio 2020

IL tempo e l'epoca del mare

Leonid Andreev, 1908 - moglie e figlio al mare


Oggi a lezione leggevamo il racconto di Čechov "La signora col cagnolino". Per quelli di voi che non lo conoscono dirò brevemente che narra la storia di un incontro tra un uomo maturo, Gurov, e una giovane sposa di nome Anna Sergeevna, la signora col cagnolino appunto. Entrambi i protagonisti si trovano soli a Jalta per trascorrere un periodo di ferie. Il clima della Crimea è dolce e il mare è quello che ci vuole per rimettere in sesto il corpo e la mente di un moscovita e di una giovane originaria di San Pietroburgo. Nessuno meglio di Anton P. Čechov sapeva quanto fosse salutare il mare sia perché egli stesso era un medico sia perché aveva i polmoni sofferenti.
L'inaspettata storia d'amore, scritta nel 1899, prenderà dei risvolti tanto appassionati quanto, in un certo senso, eterni e perfettamente comprensibili anche a noi che viviamo più di un secolo dopo.
Per far capire agli studenti quanto le descrizioni dell'autore fossero ancora oggi vive e palpabili mi sono lanciata in una serie di similitudini per evidenziare anche la differenza di caratteri e di atteggiamento dei protagonisti usando frasi come: "immaginate che si incontrino ad Amalfi un romano e una milanese".
A un certo punto un'allieva mi ha chiesto "ma perché lei era in vacanza da sola?"
Mi sono resa conto, in un lampo di atroce consapevolezza, di aver vissuto un'epoca che per i millennials è davvero distante, quella in cui le donne non lavoravano e gli uomini facevano quello che volevano.
Ho dovuto spiegare che in Russia come nel resto del mondo borghese era normale che le donne, mogli e madri, trascorressero l'estate nelle località di villeggiatura e i mariti rimanessero in città a lavorare.
Mi sono persa dunque in un Amarcord fatto di pensioni Maristella, di seconde case al mare o in montagna, di mariti che al venerdì raggiungevano le famiglie a Jesolo o a Forte dei Marmi. Mentre parlavo mi accorgevo che se per quelli nati nel '900 si tratta di una situazione perfettamente comprensibile anche se non vissuta in prima persona, per loro non lo è. Loro vivono in un mondo in cui le seconde case non esistono più se non per pochi eletti, le mamme lavorano e non possono trascorrere intere estati al mare. Oggi si gratta il fondo del borsellino e si va da qualche parte tutti insieme per una settimana, dieci giorni al massimo.
I nostri "Sapore di mare", i cummendatur, gli amori estivi che nascono a giugno e finiscono a settembre con l'inizio della scuola sono per loro distanti come "La signora col cagnolino" come "Morte a Venezia".
È proprio così: guardando da molto lontano la distanza tra due punti nel tempo e nello spazio tende ad annullarsi fino a quando i due punti non combaciano.
È una regola fotografica e la scrittura di Čechov è fotografia come lo sono ormai i ricordi sbiaditi di noi del Novecento.



sabato 27 maggio 2017

"Katie" è diverso da "Katja" - Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anche se mi piacciono le trasposizioni cinematografiche delle opere letterarie spesso provo un senso di fastidio quando le storie vengono collocate in altri tempi e luoghi rispetto al lavoro originale.
Confesso di essere rimasta perplessa quando la Sardegna di Milena Agus in Mal di pietre è diventata Provenza nel film di
Nicole Garcia
così oggi scopro con sgomento che una delle mie novelle russe preferite è diventata un film di ambientazione anglosassone.
Si tratta di “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Nikolaj Leskov che sta per uscire come film diretto dall'inglese William Oldroyd. Così l'eroina che tanto mi aveva incuriosita e coinvolta invece di chiamarsi Ekaterina (ovvero Katja) si chiamerà Katherine.
Probabilmente sarà un bel film, deve uscire in Italia a metà giugno e purtroppo il periodo non è dei più favorevoli, tuttavia anche stavolta sono molto perplessa e vi spiego il perché.
Immagine dal film sovietico del 1989

Quando incontrai la letteratura di Leskov fu una vera rivelazione, finalmente un russo dell'Ottocento che non voleva piacere a tutti i costi ai lettori francesi, inglesi, tedeschi.
Leskov era un autore russo che trattava il suo paese in maniera completamente diversa dai suoi più famosi colleghi come Lev Tolstoj o Turgenev.
Non indugiava in malinconiche descrizioni, già allora da cartolina, degli inverni, delle betulle e delle trojke anzi, spesso le dava per scontate come se tutti noi lettori sapessimo esattamente in quali luoghi si svolgessero gli eventi.
Piuttosto evocava un senso di ineluttabilità, disperazione e devozione che solo chi ha assistito a cerimonie religiose del Credo ortodosso può capire.
Era un autore “pesante” nel concetto di “peso specifico” in cui ogni pagina anche se scorrevole era densa di significati e simboli.
Dunque chi è la Katja che viene accostata dal suo autore alla shakespeariana Lady MacBeth?
Una ragazza bella ma non bellissima piena di vita e di salute che viene data in sposa dal padre a un uomo vecchio, contadino benestante, un uomo arido, taciturno e pragmatico che prende moglie per avere una governante.
Katja si ritrova reclusa in una casa spoglia, essenziale e sappiamo quanto per le donne russe l'essenzialità sia sinonimo di miseria, anche spirituale. Comandata a bacchetta dal marito e dal suocero, ancora più arido e miserabile del figlio Katja sembra destinata a una vita mortalmente noiosa finché non incontra il giovane Sergej con il quale conoscerà l'amore e il sesso. La decisione dei due di far fuori il marito di lei è ineluttabile come lo saranno altre ancora in una escalation di cinica lotta per la sopravvivenza.
A me questa storia ha sempre fatto pensare al film “Il postino suona sempre due volte” tratto da un romanzo del 1934 dello statunitense James M. Cain. Chissà se conosceva Leskov?
Resta il fatto che a differenza di altre eroine da romanzo che soccombono al senso di colpa o alla vergogna del giudizio morale, Katja è come una tigre siberiana in gabbia, una fiera creatura che combatte con tutte le sue forze e la sua astuzia per salvarsi la pelle e l'anima. Una criminale secondo la morale ma lei direbbe che è stata legittima difesa. Una determinazione femminile che è delle donne russe quando decidono di dover sopravvivere o vivere bene ad ogni costo. Nervi e sangue selvaggi come non troviamo in Anna Karenina o in Emma Bovary.

Leskov aveva esperienza di donne che, nel loro essere spietate, erano già oltre la necessità di dipendere dall'amore e dall'approvazione maschile.
In questo senso il nome Katie non tradurrà mai pienamente quello di Katja.