Io Bologna la conosco bene.
Ci ho studiato e vissuto per circa 11 anni.
Ho trascorso lì tutti gli anni '90 e da lì ho salutato l'arrivo del nuovo millennio, il che equivale a dire che ho messo piede nell'ateneo bolognese ("felsineo"come direbbero i dotti) contemporaneamente alla "pantera".
Quindi non potrete pensare che io non conosca la disobbedienza alle istituzioni.
I centri sociali di allora erano Livello 57, l'Isola del Kantiere, solo in seconda battuta il Link. E poi tanti altri posti sparsi tra città e periferia che non avevano un nome o che non ricordo.
A quel tempo la street art in Italia era considerata molto "street" e poco "art".
Il massimo che si poteva vedere in giro a Bologna era qualche tentativo da parte di writers piuttosto maldestri, le pareti della sede del DAMS in Via Guerrazzi, la Ivan Ilich e le ochette di Pea Brain che chi ha la mia età ricorderà bene.
Ho fatto e ho visto a Bologna tutto quello che c'era da fare e da vedere e qui mi fermo.
Dopo questa breve nota biografica credo di essermi presentata a voi, lettori, con un minimo di "autorevolezza" riguardo l'argomento del giorno: l'azione di Blu contro i suoi stessi murales. Per chi è troppo pigro per aprire il link alla notizia dirò brevemente che l'artista Blu, dopo aver realizzato molte bellissime opere di street art a Bologna ha deciso in questi giorni di cancellarle lui stesso con una mano di grigio come forma di protesta verso le istituzioni cittadine che intendono appropriarsi di quelle e altre opere al fine di allestire un museo.
I punti fondamentali della questione, nella mia modesta opinione, sono questi:
