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venerdì 5 marzo 2021

Lolite - reloaded

Dopo quindici anni dalla prima edizione, torna Lolite: storie e visioni di piccole seduttrici in versione riveduta e ampliata con una sezione dedicata al fenomeno Lolita in Italia.
In questo nuovo capitolo si parla di Stefania Sandrelli, Catherine Spaak, Gigliola Cinquetti e del Sanremo del 1964.



Su Amazon: Lolite: storie e visioni di piccole seduttrici di Katia Ceccarelli

venerdì 24 gennaio 2020

Mrs Robinson

Immagine dalla Rete

Tutti ricordiamo Anne Bancroft che interpreta la spregiudicata Mrs. Robinson e con lei il titolo della canzone di Simon & Garfunkel.
Il film era "Il laureato" [The graduate] e la signora Robinson seduceva un impacciato – solo in principio – Dustin Hoffman nei panni di Benjamin, figlio del socio di suo marito e coetano della figlia, Helen.
A quei tempi la scabrosa relazione tra un giovanotto e una donna che avrebbe potuto essere sua madre venne interpretata come uno degli aspetti della ribellione giovanile di quegli anni ma allo stesso tempo venne presa con una certa indulgenza soprattutto maschile, poiché in fondo ci si trovava di fronte all'iniziazione di un giovane alla vita, al compimento dei suoi 21 anni.
Quello che non è stato molto discusso è che la differenza di età tra i due attori protagonisti non era così rilevante come nella vicenda.
All'epoca Hoffman, classe 1937, era un trentenne che appariva più giovane della sua età (tanto che poté passare per un ventunenne) e la Bancroft, classe 1931, aveva solo trentasei anni. Una differenza di sei anni.
Nella realtà non esisteva un divario generazionale fra i due, nemmeno a volersi sforzare con la fantasia.
Inizialmente i protagonisti avrebbero dovuto essere i più biondi e famosi Robert Redford, coetaneo di Hoffman, e Doris Day, classe 1924.
Qui la differenza di età sarebbe stata più marcata ma nessuno dei due attori accettò il ruolo e quindi il regista Mike Nichols optò per l'esordiente Hoffman e l'inquietante fascino della Bancroft.
Ad ogni modo, né Anne Bancroft né Doris Day di allora, col criterio di oggi avrebbero potuto essere considerate delle "tardone".
Oggi infatti una trentaseienne sarebbe considerata una donna giovane, qualcuno la chiamerebbe "ragazza", a quel tempo, parliamo della fine degli anni '60, le donne normalmente diventavano madri intorno ai vent'anni e, a dirla in maniera impietosa, invecchiavano a quarant'anni.
Una quarantenne era una signora matura e, anche se appartenente all'upper-class, l'abbigliamento e le acconciature poco concedevano al giovanilismo dei giorni nostri. Una madre difficilmente avrebbe potuto scambiarsi i vestiti con la figlia teen-ager come accade oggi. Anne Bancroft era quindi elegante e sofisticata come oggi potrebbero esserlo le donne dai cinquanta in poi. 

The graduate, 1967 - Immagine dalla Rete

C'è un momento in cui Mrs. Robinson rivela la sua bellezza naturale è quando la vediamo con i capelli bagnati e il trucco sfatto dopo aver corso sotto la pioggia, Anne allora ci appare come una più che plausibile amante di un uomo appena trentenne.


sabato 27 maggio 2017

"Katie" è diverso da "Katja" - Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anche se mi piacciono le trasposizioni cinematografiche delle opere letterarie spesso provo un senso di fastidio quando le storie vengono collocate in altri tempi e luoghi rispetto al lavoro originale.
Confesso di essere rimasta perplessa quando la Sardegna di Milena Agus in Mal di pietre è diventata Provenza nel film di
Nicole Garcia
così oggi scopro con sgomento che una delle mie novelle russe preferite è diventata un film di ambientazione anglosassone.
Si tratta di “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Nikolaj Leskov che sta per uscire come film diretto dall'inglese William Oldroyd. Così l'eroina che tanto mi aveva incuriosita e coinvolta invece di chiamarsi Ekaterina (ovvero Katja) si chiamerà Katherine.
Probabilmente sarà un bel film, deve uscire in Italia a metà giugno e purtroppo il periodo non è dei più favorevoli, tuttavia anche stavolta sono molto perplessa e vi spiego il perché.
Immagine dal film sovietico del 1989

Quando incontrai la letteratura di Leskov fu una vera rivelazione, finalmente un russo dell'Ottocento che non voleva piacere a tutti i costi ai lettori francesi, inglesi, tedeschi.
Leskov era un autore russo che trattava il suo paese in maniera completamente diversa dai suoi più famosi colleghi come Lev Tolstoj o Turgenev.
Non indugiava in malinconiche descrizioni, già allora da cartolina, degli inverni, delle betulle e delle trojke anzi, spesso le dava per scontate come se tutti noi lettori sapessimo esattamente in quali luoghi si svolgessero gli eventi.
Piuttosto evocava un senso di ineluttabilità, disperazione e devozione che solo chi ha assistito a cerimonie religiose del Credo ortodosso può capire.
Era un autore “pesante” nel concetto di “peso specifico” in cui ogni pagina anche se scorrevole era densa di significati e simboli.
Dunque chi è la Katja che viene accostata dal suo autore alla shakespeariana Lady MacBeth?
Una ragazza bella ma non bellissima piena di vita e di salute che viene data in sposa dal padre a un uomo vecchio, contadino benestante, un uomo arido, taciturno e pragmatico che prende moglie per avere una governante.
Katja si ritrova reclusa in una casa spoglia, essenziale e sappiamo quanto per le donne russe l'essenzialità sia sinonimo di miseria, anche spirituale. Comandata a bacchetta dal marito e dal suocero, ancora più arido e miserabile del figlio Katja sembra destinata a una vita mortalmente noiosa finché non incontra il giovane Sergej con il quale conoscerà l'amore e il sesso. La decisione dei due di far fuori il marito di lei è ineluttabile come lo saranno altre ancora in una escalation di cinica lotta per la sopravvivenza.
A me questa storia ha sempre fatto pensare al film “Il postino suona sempre due volte” tratto da un romanzo del 1934 dello statunitense James M. Cain. Chissà se conosceva Leskov?
Resta il fatto che a differenza di altre eroine da romanzo che soccombono al senso di colpa o alla vergogna del giudizio morale, Katja è come una tigre siberiana in gabbia, una fiera creatura che combatte con tutte le sue forze e la sua astuzia per salvarsi la pelle e l'anima. Una criminale secondo la morale ma lei direbbe che è stata legittima difesa. Una determinazione femminile che è delle donne russe quando decidono di dover sopravvivere o vivere bene ad ogni costo. Nervi e sangue selvaggi come non troviamo in Anna Karenina o in Emma Bovary.

Leskov aveva esperienza di donne che, nel loro essere spietate, erano già oltre la necessità di dipendere dall'amore e dall'approvazione maschile.
In questo senso il nome Katie non tradurrà mai pienamente quello di Katja.

domenica 9 novembre 2014

25 meno 10

Io, più che pensare che è il venticinquennale della caduta del muro di Berlino, penso che son passati quindici anni da quando uscì un fantastico volume dedicato all'arte dell'URSS pubblicato da Bruno Mondadori editore e Galleria d'arte 56 con cui all'epoca collaboravo.
Il tomo aveva come filo conduttore la storia del cinema sovietico attraverso i manifesti e le affiches realizzate da grandi artisti grafici dagli anni '50 alla fine degli anni '80.
Allora, nel biglietto d'invito alla mostra "L'arte dell'URSS- Cinema" venne scritto "in occasione del decennale della caduta del muro di Berlino".
Per l'inaugurazione mi comprai un twin set nero che ha fatto la sua parte per molti anni ancora da quella volta e una parure ciondolo e orecchini in argento e pietra di luna che ancora oggi indosso spesso e volentieri.
Ricordo che mi sembrava di essere sulla strada giusta affinché collimassero le mie competenze con le aspirazioni e i desideri: stavo mettendo in pratica ciò che sapevo in un ambito che mi piaceva e mi interessava. In più vedevo stringersi la mano, quella volta a Bologna, figure di rilievo delle arti visive che prima non avevano mai collaborato e un po' mi pareva fosse anche merito mio.
A dieci anni dallo smantellamento di quel muro, io ero al culmine delle aspettative e non avevo nemmeno trent'anni. Poi il mondo ha preso un'altra direzione e anche io.
L'esperienza è rimasta e anche il know-how che si è ulteriormente affinato anche se è un po' liso, come il twin set che alla fine è andato nel cesto della Caritas.
E resto così "
всегда готов!" [Sempre pronto].

giovedì 6 novembre 2014

Tempi verbali



Erano gli anni in cui i baci sembravano finiti e i titoli dei film si facevano con gli imperativi.
Ieri ne ho rivisto uno di quei film mentre fuori pioveva, troppo.
A distanza di tempo la cifra stilistica del regista e dei motivi di allora appare inequivocabile: eravamo esauriti, delusi, stropicciati, acciaccati, stanchi ma qualcosa la volevamo ancora salvare. Uno straccio di famiglia, di rapporto coi figli, un barlume di umanità travestita da ultimo sogno prima del rientro mortale in carreggiata. Non che vada pazza di quel cinema ma cosa ci dice invece quello degli anni '10?
Ora che abbiamo finito pure gli imperativi da quale tempo verbale si dovrà ripartire?

martedì 19 febbraio 2013

Anna non era bella

Fra i miti tragici dell'età moderna, Anna Karenina è senza dubbio uno dei più amati. Una donna dal destino complesso e amaro come quello di Marguerite Gautier/Violetta Valery. Il genio dei grandi narratori ci ha consegnato queste vicende, forse un tempo appartenute alla cronaca, rivestendole di straordinarietà e unicità.
Nel caso della Karenina poi, il cinema ha fatto la sua parte creando un'immagine dell'eroina russa che è quanto di più lontano ci possa essere, rispetto a come l'aveva immaginata e descritta Tolstoj.
Oggi che l'ennesima versione cinematografica vede la sottile ed evanescente Keira Knightley nei panni della "signora Karenina", non possiamo dimenticare la superba bellezza di Greta Garbo, anche lei fu Anna nel 1935. Ebbene, chi ha letto il romanzo non avrà un sussulto ma chi conosce la vicenda solo attraverso i capolavori del cinema proverà una certa meraviglia a questa mia rivelazione: Anna Karenina non era bella. Non era neanche brutta però, l'aggettivo che Tolstoj usa per presentarla è "graziosa".
Una donna piccola e agile, dal corpo piuttosto rotondo, gli occhi grigi e luminosi che sembravano scuri per le soppracciglia folte, una bocca piccola e vermiglia.
Anna era piuttosto un tipo simpatico, con quelle caratteristiche rassicuranti allora apprezzate in Russia - e non solo - come tipiche di una brava madre e moglie. È proprio la normalità della protagonista che rende grande e immortale il romanzo di Tolstoj, perché è qui che sta il concetto fondamentale ovvero che la realtà, anche la più banale, può riservarci esperienze inaspettate. Un uomo elegante, bello, vanesio ed egoista come Vronskij può provare una passione irrefrenabile per una donna comune, Anna, una madre di famiglia - sebbene di rango elevato - come tante. Anna a sua volta, può fare del suo corpo piccolo e tondo una cattedrale di pulsioni erotiche ancora più totalizzanti di come sarebbe accaduto con una donna straordinariamente bella.
Tolstoj voleva "solo" parlarci delle famiglie normali che diventano uniche nelle loro infelicità quotidiane. Il mondo è pieno di donne come Anna Karenina, più coraggiose e sventate di qualsiasi bellissimo Vronskij.

"Egli strinse la piccola mano offertagli e si rallegrò come di una cosa particolare per quella stretta energica con la quale ella scosse ardita e forte la sua mano. Ella uscì col passo svelto che portava con così strana leggerezza il corpo assai pieno".

venerdì 20 gennaio 2012

Viscontiana


Un uomo può permettersi le righe orizzontali quando ha l'età e il fisico di Björn Johan Andrésen che interpreta Tadzio in Morte a Venezia (1971) di Luchino Visconti.

giovedì 19 gennaio 2012

La donna della domenica

In omaggio alla memoria di Carlo Fruttero, qualche giorno fa è stato trasmesso in TV "La donna della domenica". Il film del 1975 - diretto da Luigi Comencini - è tratto dal romanzo della coppia Fruttero/Lucentini e ha tra i suoi protagonisti Marcello Mastroianni, Jean-Louis Trintignant e la splendida Jacqueline Bisset. Rivederlo è stato un toccasana per gli occhi per quanto riguarda lo stile e il design, oltre che per il fattore artistico in sé.
Tra i vari attori/personaggi però mi piace ricordare Lina Volonghi che interpreta in modo impeccabile la brusca signora Tabusso. Che stile anche lei!