domenica 24 gennaio 2021

Il profumo che piove su le tamerici...

La situazione di questi ultimi dodici mesi mi ha sballato completamente la percezione dell’alternarsi delle stagioni e mi sembra di vivere in un lungo inverno da chissà quanto. La primavera del 2020 è stata bellissima ma, nel migliore dei casi, abbiamo potuto goderne solo affacciandoci al balcone o camminando su e giù per le terrazze delle nostre città. L’estate, breve e piena di ansia, non ce la siamo goduta ed eccoci di nuovo qua, dentro un inverno che ingrigisce la pelle e i pensieri. L’olfatto può aiutarci in una fuga in avanti verso spazi aperti e se, come me, amate il mare ma soprattutto la vegetazione vicina al mare ecco dei suggerimenti che fanno per voi.




Sono tutte fragranze de Il Profvmo, un’azienda che mi piace molto e di cui possiedo diversi profumi e campioni.
Quando si parla di mare è automatico pensare all’accordo salato, molto in voga negli ultimi tempi per le profumazioni estive e raffinata alternativa agli agrumati.
Pioggia salata mi ricorda “La pioggia nel pineto” , l’ispirazione del profumiere è nata dall’idea di una goccia di pioggia (in una località di mare probabilmente) che prima di raggiungere la nostra pelle e i nostri volti silvani, attraversa la vegetazione, le chiome, i fiori, i rami e a questi ruba una sfumatura di freschezza e di verde.
Aria di mare è più floreale e le note di tiaré gli conferiscono un tocco esotico.
Lysander, pur essendo dedicato alla figura del dandy, non implica necessariamente che lo indossi un uomo. Speziato ma anche fresco grazie alla menta acquatica, è una bella immagine olfattiva di primavera al mare.
Cortigiana mi aveva disorientato proprio per il nome. Immaginavo atmosfere orientali, velluti, sentori di caffè e liquori invece il cuore di mandorla e vaniglia è reso più fresco da un sentore di erba tagliata e di vegetazione selvatica.
Questo quartetto è come un poker d’assi e secondo me si potrebbe anche sperimentarli combinati due per volta. Sono fragranze che evocano la rinascita della natura ma non sono necessariamente da indossare solo nelle stagioni calde, anzi già adesso solo ad avvicinarli sento che… “Piove su le tamerici salmastre ed arse”.

sabato 16 gennaio 2021

Another Oud - sensazione vellutata


Una fragranza lanciata nel 2015 e che si è conquistata un posto di rigore nella gamma degli eau de parfum di Juliette has a gun, il brand di Romano Ricci che potremmo definire figlio d'arte in quanto nipote della stilista Nina e di Robert, il creatore dell'iconico L'air du temps.
I flaconi riconoscibili ovunque per la loro linea minimal e i nomi spesso ironici ed evocativi racchiudono sperimentazioni olfattive che nel tempo hanno incontrato il favore del grande pubblico, pur rimanendo di nicchia.
In questo caso la nota dell'oud la fa da padrone pur essendo l'intento della creazione di renderlo alternativo all'ormai quasi onnipresente pregiata resina orientale (nei prodotti più economici semplicemente ricreata in laboratorio).
Le note di testa racchiudono bergamotto e lampone mentre il cuore è appunto ad appannaggio dell'agarwood, chiudono ambroxan e muschio.
Pur essendo dichiarato come unisex, lo trovo molto femminile, vellutato e intenso ma forse dipende da come sviluppa sulla mia pelle. Ciò non toglie che un uomo non possa aver voglia di sperimentare. Ormai molte fragranze sono diventate “scambiabili” ed è un bene. Adatto alla stagione fredda, da usare con parsimonia in quella calda... ma non è detto che...

domenica 10 gennaio 2021

Aqaba classic e il profumo delle feste

Se avete appena smontato l’albero di Natale e dichiarato di essere ufficialmente a dieta, state già provando nostalgia per il caldo profumo di arance, cannella, canditi e caminetto acceso di questo periodo appena trascorso. Aqaba classic di Miriam Marani è il profumo che fa per voi e che con la sua piramide olfattiva ricca di note speziate potrà accompagnarvi in questa seconda parte dell’inverno.

Sullo sfondo un'opera di Otto Kinder

La fragranza, creata nel 1998 da Thierry Wasser, è ormai considerata un classico nel panorama degli orientali speziati ma allo stesso tempo ne rappresenta una declinazione moderna e frizzante. In apertura troviamo un’esplosione di cannella e cardamomo alleggeriti dalla rosa bulgara, nel cuore chiodi di garofano per poi chiudere con olibano, pesca, incenso e note di legni che regalano un finale asciutto.
Il flacone è un piccolo capolavoro di design ed evoca le architetture del Medio Oriente, il colore del profumo è di un aranciato succoso che soddisfa anche l’occhio. L’azienda produttrice è statunitense e offre una gamma di altre fragranze non sempre facilmente reperibili al dettaglio in Italia. Consigliato anche Aqaba man che può essere considerato unisex se si è alla ricerca di una sensazione meno morbida e più incisiva grazie alle note di testa agrumate, il cuore verde e il fondo con cuoio, legni e un “sorso” di cognac.

martedì 5 gennaio 2021

Palo santo al rum

Sempre in vena di spiritualità e fragranze che aiutino l'introspezione e diano un senso di pace, ecco un'altra alla quale faccio fatica a rinunciare in questi giorni:
Palo Santo di Carner - Barcelona.


Negli ultimi tempi la Spagna sta lavorando molto bene sulla promozione dei suoi produttori e Carner, pur essendo già una casa affermata, sta entrando sul mercato italiano con un certo successo (per le proporzioni della profumeria artistica o di nicchia). Distribuita dall'italiana Nobile 1942, Carner propone fragranze ricercate e allo stesso tempo in grado di soddisfare i sensi di chi non è abituato a sensazioni olfattive molto particolari.
Ma veniamo al nostro Palo Santo. Si tratta di una fragranza unisex creata nel 2015 da Shyamala Maisondieu che per Carner ha realizzato anche Besos e Costarela.
In un primo momento si viene investiti dal tepore del rum, dichiarato fra le note di testa, che non appare troppo dolce grazie all'artemisia.
La prima sensazione che ho avuto infatti è stata "liquorosa" ma bisogna dare al profumo il tempo di sviluppare e adattarsi alla nostra pelle e anche all'ambiente che ci circonda.
Come dice la mia profumiera di fiducia, Gianna: "parlando di profumeria artistica, non bisogna dimenticarsi di un fattore importantissimo, il tempo".
Per Palo Santo il tempo è fondamentale, le note di latte e di legno di guajaco arrivano anche dopo mezz'ora dal primo spruzzo e, come mi è successo la prima volta che l'ho provato - di pomeriggio, solo alla sera si cominciano a percepire la vaniglia, il vetiver e il sandalo che ci possono accompagnare perfino durante la notte.
Anche in questo caso direi che si tratta di una rassicurante e calda presenza.
Consigliato a chi ama i regali che può farci il tempo.

sabato 2 gennaio 2021

Anime sante e Finisterre

Completo, per ora, il discorso sulle creazioni di Maria Candida Gentile di cui ho potuto apprezzare l'originalità. Oggi i protagonisti sono due profumi veramente particolari che non conoscono mezze misure.
Il primo, e anche quello che preferisco (solo mio gusto personale) è Finisterre, una fragranza dedicata al Cammino di Santiago di Compostela, il luogo ai confini del mondo verso cui si può decidere di proseguire il percorso per bagnarsi nell'Oceano. Ovviamente si tratta di un accordo marino che ha nel cuore elicriso e pino e nelle note di fondo ambra grigia e sandalo. Basta uno spruzzo per essere davvero trasportati ai confini della terra, io in particolare adoro la "secchezza assolata" dell'elicriso e quindi ne sono rimasta totalmente affascinata.
Sempre in "odore di santità" è Anime sante. Questa volta l'incenso la fa da padrone ma in una veste molto fresca e dolce, non è l'incenso che brucia - per intenderci - piuttosto l'odore delle chiese e delle cere con cui si curano i legni dei banchi e dei confessionali. Ad aprire una sensazione che potrebbe essere un po' claustrofobica c'è il frangipane nelle note di testa e il latte di mandorla nelle note di cuore insieme al melone. Legno di sequoia e benzoino danno corpo e persistenza.
Entrambi i profumi non sono da indossare per sedurre, nel senso di condurre a sé, ma per indurre sensazioni in chi li sceglie. Dopo il primo impatto molto caratteristico, si fondono con la nostra pelle e sembra quasi ci parlino e ci cantino delle antiche filastrocche che producono un senso di calma e tranquillità, di beatitudine insomma. Sono fragranze che non ci faranno sentire mai soli.


mercoledì 30 dicembre 2020

Profumi candidi e gentili MCG

Non ho voluto tediarvi e tediarmi con racconti dal lock down. Ci sono in giro già abbastanza romanzi e antologie per soddisfare ogni curiosità voyeuristica sulla clausura altrui.
Volendo pensare alle cose belle, per me in questo anno c’è stata una grande riscoperta del profumo. Ho avuto tempo e modo per indagare e scambiare commenti e impressioni con altri appassionati del mondo delle fragranze, soprattutto di nicchia.
Sono una di quelle persone che, quando mi dicono che un profumo ha avuto molto successo e lo si vende tantissimo, gira alla larga. Sono contenta per i successi delle case produttrici ma affidarmi al sentimento del marketing di massa per scegliere un profumo non mi pare il caso. In passato ho avuto anche una piccola collaborazione con un progetto riguardante i profumi  di cui recupererò qualcosa più avanti. 


Oggi voglio presentarvi una maître parfumeur  italiana: 
Maria Candida Gentile con sede a Sarzana (SP).
Ieri ho ricevuto l’ordine che avevo effettuato direttamente dal loro shop online e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla cura con cui erano stati realizzati l’imballaggio e i bellissimi pacchetti regalo.
Il tocco di classe è nell’uso della ceralacca, anch’essa delicatamente profumata, che ho ritagliato e riposto nella mia agenda come augurio per l'anno a venire.
Una delle fragranze che ho acquistato è l'eau de parfum “Sideris” dal nome evocativo quanto le note del profumo stesso. I flaconi hanno una linea pulita ed essenziale con i bordi smussati che ricordano lo stile Art Nouveau.
Lo sfondo dell’etichetta è di un blu magnetico da notte marina incipiente e al primo spruzzo si viene rapiti da sensazioni molto profonde, a volte contrastanti. Ho avuto l'impressione di trovarmi di fronte a un antico medicamento, una medicina dal profumo dolce e dal gusto amaro.


L’incenso, dichiarato nelle note di testa, si amalgama con freschezza all’effetto amaro e balsamico del laudano (da qui l’atmosfera fin de siecle) ma le note di cuore della rosa turca danno consistenza e persistenza nel tempo. Basta poco, davvero poco, per sentirsi protetti e rassicurati, immersi in un benevolo bosco sul limitare del mare.
Mi sono arrivati anche diversi campioni di altre loro fragranze e fra questi non posso non nominare il Rrose Sélavy, dotta citazione sull’alter ego di Marcel Duchamp, un trionfo di rose che ha una risultante asciutta, concreta, per niente stucchevole. A presto con altre recensioni dei bellissimi prodotti MCG.




lunedì 10 febbraio 2020

IL tempo e l'epoca del mare

Leonid Andreev, 1908 - moglie e figlio al mare


Oggi a lezione leggevamo il racconto di Čechov "La signora col cagnolino". Per quelli di voi che non lo conoscono dirò brevemente che narra la storia di un incontro tra un uomo maturo, Gurov, e una giovane sposa di nome Anna Sergeevna, la signora col cagnolino appunto. Entrambi i protagonisti si trovano soli a Jalta per trascorrere un periodo di ferie. Il clima della Crimea è dolce e il mare è quello che ci vuole per rimettere in sesto il corpo e la mente di un moscovita e di una giovane originaria di San Pietroburgo. Nessuno meglio di Anton P. Čechov sapeva quanto fosse salutare il mare sia perché egli stesso era un medico sia perché aveva i polmoni sofferenti.
L'inaspettata storia d'amore, scritta nel 1899, prenderà dei risvolti tanto appassionati quanto, in un certo senso, eterni e perfettamente comprensibili anche a noi che viviamo più di un secolo dopo.
Per far capire agli studenti quanto le descrizioni dell'autore fossero ancora oggi vive e palpabili mi sono lanciata in una serie di similitudini per evidenziare anche la differenza di caratteri e di atteggiamento dei protagonisti usando frasi come: "immaginate che si incontrino ad Amalfi un romano e una milanese".
A un certo punto un'allieva mi ha chiesto "ma perché lei era in vacanza da sola?"
Mi sono resa conto, in un lampo di atroce consapevolezza, di aver vissuto un'epoca che per i millennials è davvero distante, quella in cui le donne non lavoravano e gli uomini facevano quello che volevano.
Ho dovuto spiegare che in Russia come nel resto del mondo borghese era normale che le donne, mogli e madri, trascorressero l'estate nelle località di villeggiatura e i mariti rimanessero in città a lavorare.
Mi sono persa dunque in un Amarcord fatto di pensioni Maristella, di seconde case al mare o in montagna, di mariti che al venerdì raggiungevano le famiglie a Jesolo o a Forte dei Marmi. Mentre parlavo mi accorgevo che se per quelli nati nel '900 si tratta di una situazione perfettamente comprensibile anche se non vissuta in prima persona, per loro non lo è. Loro vivono in un mondo in cui le seconde case non esistono più se non per pochi eletti, le mamme lavorano e non possono trascorrere intere estati al mare. Oggi si gratta il fondo del borsellino e si va da qualche parte tutti insieme per una settimana, dieci giorni al massimo.
I nostri "Sapore di mare", i cummendatur, gli amori estivi che nascono a giugno e finiscono a settembre con l'inizio della scuola sono per loro distanti come "La signora col cagnolino" come "Morte a Venezia".
È proprio così: guardando da molto lontano la distanza tra due punti nel tempo e nello spazio tende ad annullarsi fino a quando i due punti non combaciano.
È una regola fotografica e la scrittura di Čechov è fotografia come lo sono ormai i ricordi sbiaditi di noi del Novecento.



mercoledì 29 gennaio 2020

Madri e figli... in famiglia


La percezione che si ha della maturità di un'attrice rispetto a un suo collega maschile è molto relativa.
Spesso capita che la differenza d'età tra un attore e un'attrice che deve interpretarne la madre non sia tale da essere plausibile nella realtà.
Nel cinema, come nella TV, l'interprete femminile che ha superato i 35 anni è automaticamente candidata ai ruoli di madre/zia/sorella maggiore quando va bene, di intermezzo comico quando proprio non si sa cosa farle fare.
Senza andare troppo lontano, un esempio in tal senso viene dalla popolare serie televisiva "Un medico in famiglia".
Nella sesta stagione (andata in onda nel 2009) l'attrice Emanuela Grimalda, nata nel 1964, è Ave, madre di Guido, anche lui “medico in famiglia” che è interpretato da Pietro Sermonti, classe 1971.
Guido è il marito di Maria, la bella Margot
Sikabonyi nata nel 1982.
Tirando le somme quindi è normale che si crei una coppia in cui la donna ha 11 anni meno dell'uomo, non si pone nemmeno il più remoto dubbio.
Eppure la differenza d'età è minore con l'attrice che interpreta la madre di questo stesso uomo.
È vero che si tratta di finzione scenica, che in varie occasioni si usano parrucche e make-up per invecchiare o ringiovanire gli attori ma qui il discorso è proprio riferito alle assegnazioni di ruolo, al casting che, come nella vita, consegnano al mondo maschile una più duratura giovinezza.
Ad ogni modo, nella vita reale Emanuela Grimalda madre lo è diventata per davvero e all'età di 51 anni. Alla faccia di tutti i medici in famiglia.


venerdì 24 gennaio 2020

Mrs Robinson

Immagine dalla Rete

Tutti ricordiamo Anne Bancroft che interpreta la spregiudicata Mrs. Robinson e con lei il titolo della canzone di Simon & Garfunkel.
Il film era "Il laureato" [The graduate] e la signora Robinson seduceva un impacciato – solo in principio – Dustin Hoffman nei panni di Benjamin, figlio del socio di suo marito e coetano della figlia, Helen.
A quei tempi la scabrosa relazione tra un giovanotto e una donna che avrebbe potuto essere sua madre venne interpretata come uno degli aspetti della ribellione giovanile di quegli anni ma allo stesso tempo venne presa con una certa indulgenza soprattutto maschile, poiché in fondo ci si trovava di fronte all'iniziazione di un giovane alla vita, al compimento dei suoi 21 anni.
Quello che non è stato molto discusso è che la differenza di età tra i due attori protagonisti non era così rilevante come nella vicenda.
All'epoca Hoffman, classe 1937, era un trentenne che appariva più giovane della sua età (tanto che poté passare per un ventunenne) e la Bancroft, classe 1931, aveva solo trentasei anni. Una differenza di sei anni.
Nella realtà non esisteva un divario generazionale fra i due, nemmeno a volersi sforzare con la fantasia.
Inizialmente i protagonisti avrebbero dovuto essere i più biondi e famosi Robert Redford, coetaneo di Hoffman, e Doris Day, classe 1924.
Qui la differenza di età sarebbe stata più marcata ma nessuno dei due attori accettò il ruolo e quindi il regista Mike Nichols optò per l'esordiente Hoffman e l'inquietante fascino della Bancroft.
Ad ogni modo, né Anne Bancroft né Doris Day di allora, col criterio di oggi avrebbero potuto essere considerate delle "tardone".
Oggi infatti una trentaseienne sarebbe considerata una donna giovane, qualcuno la chiamerebbe "ragazza", a quel tempo, parliamo della fine degli anni '60, le donne normalmente diventavano madri intorno ai vent'anni e, a dirla in maniera impietosa, invecchiavano a quarant'anni.
Una quarantenne era una signora matura e, anche se appartenente all'upper-class, l'abbigliamento e le acconciature poco concedevano al giovanilismo dei giorni nostri. Una madre difficilmente avrebbe potuto scambiarsi i vestiti con la figlia teen-ager come accade oggi. Anne Bancroft era quindi elegante e sofisticata come oggi potrebbero esserlo le donne dai cinquanta in poi. 

The graduate, 1967 - Immagine dalla Rete

C'è un momento in cui Mrs. Robinson rivela la sua bellezza naturale è quando la vediamo con i capelli bagnati e il trucco sfatto dopo aver corso sotto la pioggia, Anne allora ci appare come una più che plausibile amante di un uomo appena trentenne.


giovedì 26 dicembre 2019

Una Vigilia indimenticabile



Nel caso ve lo siate perso, ecco il link a un racconto dedicato alle feste al quale ho partecipato con entusiasmo.
Una Vigilia indimenticabile

venerdì 20 dicembre 2019

Liberty



Ogni volta che arriva un nuovo romanzo di Marco Lux per me è una festa.
Una parentesi di soave gusto e divertimento che riesce a mettermi in pace col mondo, almeno con quello che io ritengo sia il mio mondo fatto di buona musica, arte, generosità e soprattutto libertà.
Come sempre leggendo una sua opera si impara qualcosa e questa è una caratteristica che lo accomuna ad altri autori da me amatissimi che si producono nella letteratura considerata "di genere" e che io ritengo dei veri maestri di vita e cultura.
I contesti nei quali si snodano le vicende ideate da Marco Lucetti (in arte Lux) sono studiati con cura in ogni dettaglio: dall'aspetto storico a quello della quotidianità e sono ormai un suo tratto distintivo.
Il titolo "Liberty" è un omaggio allo stile decorativo e architettonico che caratterizzò la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, un'esplosione di bellezza attraverso colori gioiosi e forme sinuose, un ultimo respiro di joie de vivre prima che l'Europa fosse devastata dalla Grande Guerra e dall'avvento dei regimi totalitari.
Villa Iris, dove si svolge gran parte del romanzo, si trova a Laveno sul Lago Maggiore ed è un esempio trionfale di questo stile, una summa di tutto ciò che di importante venne prodotto in quegli anni, dall'edificio fino alla tazzina da caffè. Ambìto oggetto di studi da parte di accademici.
Le porte della villa tuttavia si aprono solo per il professor Giorgio Colombo e il suo assistente il dottor Milo Molinari grazie a un sentimento di stima reciproca che lega il professore alle proprietarie, le sorelle Beatrice e Belinda Castiglioni, nipoti del conte Olmo Castiglioni che, agli inizi del XX secolo, aveva commissionato la realizzazione della dimora all'architetto napoletano Alessandro Pirozzi.
Per i due studiosi si tratta di un vero scrigno di tesori, un paese dei balocchi magico e suggestivo, il coronamento di anni di ricerche.
Vengono accolti dalle Castiglioni come non usava più da tempo, con una affabile formalità segno del loro rango e della loro scelta di vita.
Le BiBi, come vengono chiamate confidenzialmente, non amano il mondo esterno, non hanno la televisione e passano le serate facendosi deliziare dal pianoforte suonato magistralmente dal loro bellissimo nipote Pierpaolo, rimasto orfano in tenera età e figlio del loro fratello minore Rodolfo scomparso appena ventottenne.
Pier, schivo e silenzioso, sembra uscito da un'illustrazione di Dante Gabriel Rossetti o di Aubrey Beardsley. Per Milo, gay e amante del calcio, è un vero colpo di fulmine, un altro dei motivi che renderanno la sua permanenza a Villa Iris ancora più piacevole.
Siamo alla fine degli anni '80, il parallelismo con quella che, da chi l'ha vissuta, è considerata una successiva
Belle epoque non è un caso. I protagonisti vivono a Milano,  città in fermento artistico, frequentata da Keith Haring e sognata da Versace (Gianni ovviamente). Di lì a poco, con gli anni '90, tutto cambierà: la crisi del governo Craxi, Tangentopoli, Mani pulite, e il Grunge che spodesterà con i suoi stracci il New Romantic.
Dietro alle accurate acconciature e agli abiti Schiaparelli delle attempate gemelle si celano dei misteri che emergeranno anche grazie alle ricerche di Giorgio e Milo e che costituiranno il filo “detective” che ci tiene incollati alle pagine del romanzo.
Le citazioni storiche sono molte e ben approfondite e i rimandi al cinema e alla letteratura numerosi, strappano un sorriso quando li ritroviamo: da “Le sorelle Materassi” a “Che fine ha fatto Baby Jane?”, da “Misery non deve morire” a “Profondo rosso”. Una cultura pop di livello che non può che impreziosire il racconto di cui non svelo altro per non rovinarne il pathos.
La musica ha un ruolo importantissimo in questo testo; tanti i brani e gli autori citati, motivo per cui il libro è ulteriormente impreziosito da una selezione musicale operata dall'artista Otto Kinder che ha mixato sapientemente brani di grande atmosfera con interventi di musica elettronica come a cucire due lembi di epoche distanti ma non molto differenti.
Un applauso e, da parte mia, una riverenza a Marco Lux per averci regalato ancora tanta bellezza.


venerdì 5 luglio 2019

Almeno la cravatta - gli outfit del Premio Strega 2019


Spesso mi diverto a fare la parte di quella cui si indica la luna e guarda il dito.
Del dito in questione però osservo tutti gli aspetti: se è dritto, storto o se l'unghia è rosicchiata.

Ieri sera ho seguito la finale del Premio Strega che, come al solito, aveva il suo vincitore annunciato e allora mi sono concentrata sugli outfit dei finalisti.
Inutile dire che le signore sono più attente, curate ed esprimono maggiormente la loro personalità attraverso la scelta dell'abito.
Cibrario, Durastanti e Terranova hanno tutte optato per delle luminose nuances di blu.
Cibrario si presenta con un tubino bluette e orecchini gialli, le linee dell'abito sono enfatizzate da una lavorazione a taglio vivo che però è da un pezzo che è fuori moda.
Sarebbe stata una scelta adatta a un cocktail pomeridiano ma non a una serata nella quale c'è la possibilità che tu vinca il prestigioso premio.


Cibrario
Durastanti e Terranova in lungo. In particolare Durastanti opta per un tessuto glitter multicolor adatto alla sua fisicità e all'età. Bene il makeup per tutte e la scelta di un rossetto carico. Non mi piacciono le acconciature, i capelli curati e lucidi sì ma questo lungo sciolto, finto spettinato ha fatto il suo tempo. Qualcuna avrebbe potuto "osare" un raccolto che evocasse lo stile etrusco della famosa location.

Durastanti

Terranova
Gli uomini non hanno trovato di meglio che indossare una camicia bianca, senza cravatta. In quanto alle giacche, sia quella di Missiroli sia quella di Scurati sono di un tessuto informale, probabilmente un misto cotone-lino che sicuramente le rende fresche ma non adatte all'occasione in tarda sera. La giacca di Scurati poi ha un effetto visivo melange che va bene di giorno, un urban style da lavoro, non da occasione.

Missiroli

Scurati

Scurati

La camicia aperta va bene se ti fermi a mangiare un gelato sul lungomare ma di certo non se sei finalista al Premio Strega. Scurati almeno mi pare abbia fatto una puntata dal barbiere per aggiustare capelli e baffi. Missiroli, no. Se sì, non si vedeva.
Signori scrittori, a meno che non siate a bere un thè nel deserto, lasciate perdere la camicia aperta. Mi direte "ma fa caldo" o "è dal pomeriggio che stavamo là". Non fa niente. Bisogna fare un piccolo sacrificio per un evento che può cambiarvi la vita.
Non è bello vedere il presentatore (nel caso specifico il sempre elegante Pino Strabioli) in smoking con papillon che intervista uno scrittore sciatto e stropicciato.

Andando a ritroso nelle edizioni passate ho trovato qualche uomo che aveva capito la situazione. Uno di questi è Nicola Lagioia, ricorda lo stile de "Le iene" ma almeno lavato e stirato.

Lagioia
E voi? Quali sono secondo voi gli scrittori o le scrittrici più dandy?