martedì 27 giugno 2017

Se scappi non ti sposo



Rieccoci qua a parlare di differenza d'età in una coppia, cosa che è considerata scandalosa se non “da irresponsabili” quando a essere più grande è la donna.
Si sono appena attutite le esclamazioni di stupore e incredulità sulla coppia neo presidenziale francese di Emmanuel Macron e Brigitte Trogneux che si ricomincia a colpevolizzare una donna per aver scelto un compagno più giovane.
La notizia è di questi giorni e il fatto avvenuto in provincia di Sassari: una sposa lasciata praticamente all'altare decide assieme ai suoi parenti di andare lo stesso al ristorante. Un gesto di grande coraggio e anche di grande dignità, una notizia per la quale “tutti starebbero con la sposa” al cento per cento se non fosse che Nadia (così si chiama) è una trentanovenne con un figlio di cinque anni e lui, il mancato sposo, un militare di carriera ventiquattrenne.
http://www.corriere.it/cronache/17_giugno_27/nadia-abbandonata-all-altare-607d772e-5ab1-11e7-b519-11e7c6330510.shtml

Ecco dunque arrivare i commenti della Rete impietosi sia da parte femminile sia da parte maschile:
Definire una grande una donna che si mette con uno di 24 anni.... Mettendo di mezzo suo figlio????!!!! Se te le cerchi poi le trovi !!!! È il minimo che le potesse capitare!” (donna)

“Lei è stata calcolatrice ed arrivista. Fortuna che lui si è salvato in tempo" (uomo)

"Ma io dico conosciuti pochi mesi fa , poi lui e più giovane di lei cosa pretendeva !!??? Comunque lui poteva evitare l umiliazione questo si .... "(donna)

“Classica quarantenne disperata che si innamora del primo che passa .... poveraccia" (uomo)

Potrete approfondire da soli cercando la notizia sui social o seguendo il link del Corriere, il punto è un altro: una quarantenne che si mette con un uomo, e ribadisco uomo, di ventiquattro anni è una “poveraccia”, una che “se ne voleva approfittare” come se la giovinezza di un maschio fosse un'opportunità preziosa di cui tutte andremmo a caccia, un valore aggiunto in cui si sottintendono scopi sessuali.
Di qui la conclusione che una donna a 40 anni e madre non dovrebbe pensare al sesso, sebbene non credo sia stato quello l'unico motivo che abbia spinto i due fidanzati a prendere la decisione di sposarsi con tanto di prete e di corso prematrimoniale.
Nadia avrebbe dovuto immolarsi sull'altare della maternità e del “casto pudore” invece ha osato cercare di accalappiare un giovanotto aitante e nel pieno della sua forza e bellezza.
Non è forse questa una mentalità che poco si discosta da quelli che vorrebbero incapsulare la figura femminile in un oscuro e oscurante burqa?
Perché non ci si è scandalizzati allo stesso modo quando Flavio Briatore, nato nel 1950, ha sposato Elisabetta Gregoraci, nata nel 1980? O quando Michele Placido (1946) è convolato a nozze con Federica Vincenti (1983).
In quel caso i maschi hanno fatto la parte dei "gran fighi", di quelli che (latente nella mentalità italica) nonostante siano attempati hanno ancora un certo vigore da offrire alle loro spose nel pieno dell'età riproduttiva.
In questo paese sessuofobo e clericale c'è sempre una sottesa connotazione sessuale nel giudicare i rapporti di coppia, in più è radicata la percezione che a esserne gratificata e beneficiata sia sempre la donna.
Cari signori qui di “disperata” c'è solo la massa giudicante e livorosa che si esprime con il medesimo astio superficiale su una coppia che scoppia come sui vaccini, sulla politica interna come sulla geopolitica.
Per quanto mi riguarda: Viva Brigitte, Viva Nadia!

sabato 27 maggio 2017

"Katie" è diverso da "Katja" - Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Anche se mi piacciono le trasposizioni cinematografiche delle opere letterarie spesso provo un senso di fastidio quando le storie vengono collocate in altri tempi e luoghi rispetto al lavoro originale.
Confesso di essere rimasta perplessa quando la Sardegna di Milena Agus in Mal di pietre è diventata Provenza nel film di
Nicole Garcia
così oggi scopro con sgomento che una delle mie novelle russe preferite è diventata un film di ambientazione anglosassone.
Si tratta di “Lady Macbeth del distretto di Mcensk” di Nikolaj Leskov che sta per uscire come film diretto dall'inglese William Oldroyd. Così l'eroina che tanto mi aveva incuriosita e coinvolta invece di chiamarsi Ekaterina (ovvero Katja) si chiamerà Katherine.
Probabilmente sarà un bel film, deve uscire in Italia a metà giugno e purtroppo il periodo non è dei più favorevoli, tuttavia anche stavolta sono molto perplessa e vi spiego il perché.
Immagine dal film sovietico del 1989

Quando incontrai la letteratura di Leskov fu una vera rivelazione, finalmente un russo dell'Ottocento che non voleva piacere a tutti i costi ai lettori francesi, inglesi, tedeschi.
Leskov era un autore russo che trattava il suo paese in maniera completamente diversa dai suoi più famosi colleghi come Lev Tolstoj o Turgenev.
Non indugiava in malinconiche descrizioni, già allora da cartolina, degli inverni, delle betulle e delle trojke anzi, spesso le dava per scontate come se tutti noi lettori sapessimo esattamente in quali luoghi si svolgessero gli eventi.
Piuttosto evocava un senso di ineluttabilità, disperazione e devozione che solo chi ha assistito a cerimonie religiose del Credo ortodosso può capire.
Era un autore “pesante” nel concetto di “peso specifico” in cui ogni pagina anche se scorrevole era densa di significati e simboli.
Dunque chi è la Katja che viene accostata dal suo autore alla shakespeariana Lady MacBeth?
Una ragazza bella ma non bellissima piena di vita e di salute che viene data in sposa dal padre a un uomo vecchio, contadino benestante, un uomo arido, taciturno e pragmatico che prende moglie per avere una governante.
Katja si ritrova reclusa in una casa spoglia, essenziale e sappiamo quanto per le donne russe l'essenzialità sia sinonimo di miseria, anche spirituale. Comandata a bacchetta dal marito e dal suocero, ancora più arido e miserabile del figlio Katja sembra destinata a una vita mortalmente noiosa finché non incontra il giovane Sergej con il quale conoscerà l'amore e il sesso. La decisione dei due di far fuori il marito di lei è ineluttabile come lo saranno altre ancora in una escalation di cinica lotta per la sopravvivenza.
A me questa storia ha sempre fatto pensare al film “Il postino suona sempre due volte” tratto da un romanzo del 1934 dello statunitense James M. Cain. Chissà se conosceva Leskov?
Resta il fatto che a differenza di altre eroine da romanzo che soccombono al senso di colpa o alla vergogna del giudizio morale, Katja è come una tigre siberiana in gabbia, una fiera creatura che combatte con tutte le sue forze e la sua astuzia per salvarsi la pelle e l'anima. Una criminale secondo la morale ma lei direbbe che è stata legittima difesa. Una determinazione femminile che è delle donne russe quando decidono di dover sopravvivere o vivere bene ad ogni costo. Nervi e sangue selvaggi come non troviamo in Anna Karenina o in Emma Bovary.

Leskov aveva esperienza di donne che, nel loro essere spietate, erano già oltre la necessità di dipendere dall'amore e dall'approvazione maschile.
In questo senso il nome Katie non tradurrà mai pienamente quello di Katja.

lunedì 1 maggio 2017

Lavoratori, state a casa vostra.


Ogni 1°maggio io la butto sul personale e invece di sentirmi orgogliosa del mio status di lavoratore mi metto a fare il solito riepilogo di tutte le mie esperienze passate e di cosa mi sono sentita dire negli anni durante o dopo i colloqui di lavoro.
Premesso che alla mia veneranda età e con i titoli culturali e le esperienze che ho guadagno meno di uno studente che per arrotondare fa dei lavoretti,
quest'anno ripenso alla faccenda della citazione del "calcetto" da parte del ministro Poletti.
È stato il caso degli ultimi mesi e ha scatenato le ire della Rete ma nessuno si è soffermato a pensare al vero senso di quello che in maniera molto maldestra il ministro aveva voluto significare.
Passo dunque a degli esempi pratici, cose che sono accadute a me personalmente.
In Veneto, dopo un colloquio presso un'agenzia di comunicazione mi è stato detto "pane al pane" che andavo bene ed avevo tutte le caratteristiche per la posizione da occupare tranne una: non ero veneta e da queste parti per avere che fare con i clienti bisogna saper fare battute in dialetto.
Presso una piccola casa editrice mi è stato detto che andavo benissimo ma che per ricoprire quella posizione c'era un'altra persona in lizza e questa era la figlia di un assessore provinciale, quindi...
Presso uno studio di architetti in cui avrei dovuto occuparmi di contatti con la Russia, dopo avermi fatto un colloquio il sabato mattina alle nove, mi è stato detto "va benissimo ma Lei si intende di illuminotecnica?" Essendo laureata in Lingue sarebbe stato un po' difficile ma risposi che avevo imparato tante cose nella vita, avrei imparato anche due rudimenti di illuminotecnica.
Era chiaro che intendevano “rimbalzarmi” per chissà quale altra ragione. Mi congedarono dicendomi “Lei è in gamba, siamo sicuri che sentiremo parlare di Lei”.
Andando ancora più indietro nel tempo potrei elencare che "per lavorare all'università sarebbe stato meglio essere fidanzate con qualcuno che già ci lavorava" o "per lavorare in questa città XY sarebbe meglio avere un fidanzato di XY" e così via.
Questo era il calcetto di cui parlava il ministro: le relazioni, i rapporti più o meno stretti con una comunità sono quelli che ti inseriscono, nel bene e nel male, nel circolo produttivo della comunità stessa.
Lo vedo chiaro e lampante quando incontro persone che con un diploma e un po' (ma proprio poca) di buona volontà lavorano prendendo stipendi che sono il doppio del mio e sono persone nate, cresciute e sposate sempre nel loro piccolo o grande paese, nel paese in cui i genitori sono conosciuti , gli zii sono imprenditori, i fratelli e amici dei fratelli sono gente stimata.
Quindi cari signori se volete lavorare in Italia state a casa vostra e dite ai vostri genitori di buttarsi in politica, mal che vada un posto da contabile o da segretaria non ve lo toglie nessuno.
Buon 1° maggio a tutti/e.

venerdì 24 marzo 2017

Il profumo della scrittura


È appena stato presentato il nuovo profumo di Nobile 1942.
Si chiama 1001 e sa di scrittura, una fragranza a base di papiro.La scrittrice Patrizia Finucci Gallo ha ideato un livre de chevet "Che profumo ha la tua scrittura" che accompagnerà 1001, si tratta di una raccolta di interviste e fra gli autori intervistati ci sono anche io.

1001 Nobile 1942

mercoledì 18 gennaio 2017

Tornerete



Ormai lo predicano anche i sassi che mi faccio vanto del mio essere abruzzese anche se, in fin dei conti ho abitato lì per meno anni rispetto ad altri luoghi ma quella è casa mia e sempre lo sarà.
Ora è dura, durissima, neve e gelo ed esondazioni e terremoto insieme. Ci sarebbe da scappare, chiunque si produrrebbe in mille gesti scaramantici piuttosto che pensare di "andare là". Invece io sono convinta che tornerete sulle nostre coste così accoglienti con i bambini e gli anziani, che tornerete a fare passeggiate in montagna, sulle nostre montagne più antiche e misteriose delle belle Alpi.
Tornerete a mangiare i fritti e le olive all'ascolana, a bere il rosso Piceno, il Trebbiano d'Abruzzo. Tornerete perché tornerà il sole, il vento profumato di pini dal mare, il canto dei ruscelli e dei fiumi torneranno. Il boato della terra si trasformerà in grano dorato e fichi succosi. Tornerete perché i vostri cuori, una volta passati da noi non se ne andranno "nemmeno se li sparano".

lunedì 19 dicembre 2016

Conegliano 1000



Comunque questa è la gif arrivata tra quelle dei finalisti dedicata a #Conegliano1000. Grazie ancora a tutti #LagoFilmFest #TCBF


giovedì 8 dicembre 2016

Capodanno bastardo

Signore e signori! Siamo tanti e siamo cattivissimi.
Contro la noia dei buoni sentimenti, leggete e fate leggere Capodanno bastardo.

L'antologia che mancava a cura di Eliselle.
C'è anche un mio racconto, che ve lo dico a fare.

Capodanno bastardo, l'antologia

giovedì 24 novembre 2016

Un posto al sole in libreria

Un posto al sole, Michele e Silvia

Pensatela come volete ma la soap italiana ambientata a Posillipo
"Un posto al sole" è sempre attenta alla contemporaneità, forse è questo il segreto del suo successo. Premetto che ho cominciato a vederla da quando vivo in Veneto, quindi non è di certo una questione di appartenenza. Comunque ora hanno tirato fuori una storiella simpatica. 

Dunque, il giornalista Michele Saviani, di solito impegnato in reportage e trasmissioni radio importanti, si cimenta nella scrittura di un romanzo sentimentale. 
Sua moglie Silvia lo scopre e diventa la sua prima entusiasta lettrice.
Silvia gestisce un bar ma è soprattutto una grande appassionata di cinema e di letteratura per cui cerca di motivare Michele a continuare, non solo, decide di occuparsi dell'invio del manoscritto alle case editrici.
Il giornalista però è riluttante ad usare il suo nome e insieme scelgono uno pseudonimo femminile: Grazia Rossellini.
Nella puntata di ieri arriva alla mail della "Rossellini" il solito rifiuto precompilato di una casa editrice ma Silvia non si dà per vinta e replica con sincera dialettica all'editor.
Staremo a vedere. Per il momento mi pare che il caso "Elena Ferrante" sia stato di grande ispirazione per gli autori di UPAS.

martedì 22 novembre 2016

La carne delle donne

Pensando alle manifestazioni in Turchia delle donne che sono giustamente contro la legge che farebbe evitare il carcere a chi abusa di una minorenne, se disposto a sposarla, mi torna in mente la cara vecchia Italia degli anni '60.
Uomini maturi con mogli bambine sono una questione trasversale che non riguarda solo 
i ceti più poveri e disagiati, anzi, spesso le ragazze sono state date in moglie per siglare accordi commerciali, patrimoniali e dinastici anche in tempi recenti.
La questione è sempre quella: il dominio maschile poggia i suoi piedi ad artiglio sulla carne delle donne.

Una pagina della Domenica del Corriere del 1962

domenica 30 ottobre 2016

Il mondo cala

Avevo cominciato a scrivere una raccolta di racconti che parla della mia terra il Centro Italia.
avrei desiderato farne un piccolo volume e mentre il mondo dell'editoria pensa il mondo cala.
Lo posto qui uno di quei racconti, col cuore in mano.

Il garage nuovo


Vincenzo e Berenice sono sposati da cinquant'anni, insieme hanno superato tutto e si sono costruiti la loro casa, la loro pace.
Lui il braccio e lei la mente, tutta la vita lavoro e risparmio, cento mestieri un solo amore. L'unica cosa che non sono riusciti a fare sono stati i figli “Il Signore avrà voluto così” dice sempre Berenice, in fondo ci sono i nipoti, gli amici, i vicini di casa, il cane, i gatti.
Insieme hanno fabbricato e ricostruito mattone su mattone una casetta a due piani comoda e piena di posti dove riporre e conservare le cose, quelle vecchie e quelle nuove.
Qualche soldo da parte ce l'hanno ancora e lei pensa che si possa fare di più ma Vincenzo è restio a imbarcarsi in una nuova avventura mentre Berenice è convinta al cento per cento: bisogna fare il garage nuovo.