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| Charlie don't surf - Maurizio Cattelan |
Caro
Daniele Silvestri, apprezzo il tuo lavoro e ritengo tu sia uno dei
cantautori più illuminati della mia generazione. Fine della captatio
benevolentiae.
La tua ultima canzone "Argento vivo" mi
ha scosso molto e forse era quello che volevi ottenere: scuotere. Mi
addolora pensare che si parli della scuola, sebbene dal punto di
vista di un sedicenne, come di un carcere perché io in quel carcere
ci lavoro e ci perdo la salute ogni giorno per fare sì che non sia
quello schifo nel quale a me e a molti della mia generazione, come
te, è toccato studiare e trascorrere i migliori anni della nostra
vita.
Non
starò qui a fare l'elenco delle mie vicissitudini scolastiche dalle
elementari perché altrimenti dovrei scrivere un romanzo, mi limiterò
agli ultimi anni di liceo.
Quel
poco che ho imparato alle scuole superiori, durante il primo biennio,
lo devo solo a un bravo insegnante di lettere, un bolognese
trapiantato nelle Marche e a uno stuolo di poveri supplenti (come
sono io oggi) che hanno profuso passione e amore in ciò che
facevano.
Dal terzo anno in poi è stato un inferno di noia,
frustrazione e umiliazioni.
La professoressa di Italiano e Latino,
una donna sola e piena di rancore, non faceva che leggere in classe
quello che era scritto sull'antologia intervallando con alcune
considerazioni di critici letterari di cui trascriveva il pensiero su
pizzini volanti. Se le dicevi che era bella e stava bene con il tale
vestito avevi l'8 assicurato. Io non sono mai stata così audace da
far complimenti spudorati a persone autorevoli.
La professoressa
di Matematica si preoccupava più di "raddrizzare" gli
studenti che di spiegare e io non ricordo un solo teorema che sia
stato spiegato da lei, non uno.
Il professore di Storia e
Filosofia non si sprecava nemmeno a leggere, lui faceva leggere a
turno i compagni seduti ai primi banchi e ogni tanto interrompeva con
un asciutto "avete capito?" Di quelli seduti dal secondo
banco in poi non ricordava nemmeno i nomi.
Anni
così, di noia, solitudine, di ingiustizia osservata e subita da
parte di chi non voleva o non sapeva dare spiegazioni ma metteva i
voti o ti giudicava per il tuo pensiero od orientamento politico, poiché
allora anche i sedicenni avevano un orientamento politico.
Mi
alzavo alle sei per prendere la corriera e raggiungere quella città
di provincia dove c'era il mio liceo. Facevo quello che dovevo e non
ho mai fatto spendere ai miei genitori i soldi nemmeno per un'ora di
ripetizioni. Sempre promossa, con fatica e a denti serrati perché
avevo uno scopo: finire e andarmene da quel posto, da quell'ambiente,
andare altrove dove sarei stata libera di studiare come volevo, con
chi volevo e di uscire e andare ai cortei, alle manifestazioni per
costruire una scuola più giusta, una società più giusta.
Sì,
io avevo l'argento vivo addosso.
Il tuo rancoroso sedicenne no,
per quello si può parlare solo di mercurio (lo so, è la stessa
cosa). Oggi noi insegnanti facciamo di tutto per andare incontro alle
loro esigenze, prepariamo verifiche in tre versioni diverse nelle
quali includiamo i BES, i DSA, i “legge 104”. Spieghiamo e
rispieghiamo fino allo sfinimento, io personalmente passo tra i
banchi e aiuto i ragazzi uno ad uno.
Spesso
in cambio riceviamo solo “casino” e bottigliette d'acqua che
volano e ci sfiorano la testa. Qualche “buongiorno” detto con
sincerità quando va bene.
È la scuola dell'obbligo, è vero ma è
un obbligo che abbiamo assolto tutti e, credimi, caro Silvestri
nessuno si sogna di arginare la vitalità di questi ragazzi, quando
c'è, ma facciamo corsi su corsi e autocritica a ogni consiglio di
classe per capire cosa possiamo fare NOI insegnanti affinché si
possa agevolare il più possibile il loro percorso formativo.
Nessuno
li offende, nessuno li giudica, nessuno li ignora. L'argento vivo non
siamo noi ad appannarlo ma forse le famiglie o loro stessi e sai
perché?
Perché non hanno il desiderio di fuggire, stanno bene
dove sono, nelle loro case spesso vuote dove dormono, mangiano,
giocano, scopano quando e come vogliono, senza chiedersi cosa renda
possibile tutto ciò.
Vuoi sapere come i ragazzi trattano le
ragazze? Non ti piacerebbe saperlo e non ti piacerebbe nemmeno sapere
a cosa e come applicano quel poco di energia animale che hanno.
Eppure vogliamo bene loro e per loro ci saremo sempre, noi insegnanti
e carcerieri, secondo la tua canzone.
Ne vuoi sapere un'altra? A
sedici anni finisce l'obbligo scolastico. Il tuo rancoroso
adolescente ha scontato la pena e può tornare a buttarsi sul divano
senza che nessuno di noi lo infastidisca oltre.