Lo sapete tutti, lo so anch'io che i blog non sono più di moda. Oggi la comunicazione corre sul filo della luce sul quale stanno appollaiati deliziosi uccellini azzurri. Io stessa non disdegno cinguettare, per quanto come delicato usignolo sarei davvero poco credibile.
Tuttavia, in qualità di aspirante vecchia signora, faccio fatica a sbarazzarmi completamente di qualche pezzo di nostalgia.
Mi piace certe volte essere "leggermente old fashion", non c'è nulla di male; la regina Elisabetta II ha trascorso tutta la vita tenendosi ben più di due passi indietro rispetto alla moda corrente; risultato: uno stile unico e inconfondibile, personale. Visto che è arrivata a essere bisnonna, direi che essere démodé porta bene.
In questo mio divagare nell'Inghilterra del tempo che fu, ho trovato una bella serie britannica: Call the Midwife. Si tratta di un prodotto della BBC lanciato nel 2012 e ambientato in un quartiere povero dell'East End, Poplar, alla fine degli anni '50.
Si seguono le vicende di un gruppo di ostetriche stipendiate dal National Health Service che proprio in quegli anni sferrava un attacco alla fame, alla miseria e soprattutto alla mortalità infantile e femminile.
Molto istruttivo e commovente come è giusto che sia. Di grande gusto e cura editoriale; bello da ascoltare in lingua originale per assaporare le differenze linguistiche che connotano gli strati sociali e le singole provenienze dei personaggi. Dedicatevi una rosa e, anche se non siete delle partorienti, chiamate la levatrice!
mercoledì 31 luglio 2013
martedì 19 febbraio 2013
Anna non era bella
Fra i miti tragici dell'età moderna,
Anna Karenina è senza dubbio uno dei più amati. Una donna dal
destino complesso e amaro come quello di Marguerite Gautier/Violetta
Valery. Il genio dei grandi narratori ci ha consegnato queste
vicende, forse un tempo appartenute alla cronaca, rivestendole di
straordinarietà e unicità.
Nel caso della Karenina poi, il
cinema ha fatto la sua parte creando un'immagine dell'eroina russa
che è quanto di più lontano ci possa essere, rispetto a come
l'aveva immaginata e descritta Tolstoj.
Oggi che l'ennesima versione cinematografica vede la sottile ed evanescente Keira Knightley nei
panni della "signora Karenina", non possiamo dimenticare la
superba bellezza di Greta Garbo, anche lei fu Anna nel 1935. Ebbene,
chi ha letto il romanzo non avrà un sussulto ma chi conosce la
vicenda solo attraverso i capolavori del cinema proverà una
certa meraviglia a questa mia rivelazione: Anna Karenina non era
bella. Non era neanche brutta però, l'aggettivo che Tolstoj usa per
presentarla è "graziosa".
Una donna piccola e agile,
dal corpo piuttosto rotondo, gli occhi grigi e luminosi che
sembravano scuri per le soppracciglia folte, una bocca piccola e
vermiglia.
Anna era piuttosto un tipo simpatico, con quelle
caratteristiche rassicuranti allora apprezzate in Russia - e non solo
- come tipiche di una brava madre e moglie. È proprio la
normalità della protagonista che rende grande e immortale il romanzo
di Tolstoj, perché è qui che sta il concetto fondamentale ovvero
che la realtà, anche la più banale, può riservarci esperienze
inaspettate. Un uomo elegante, bello, vanesio ed egoista come Vronskij può
provare una passione irrefrenabile per una donna comune, Anna, una
madre di famiglia - sebbene di rango elevato - come tante. Anna a sua
volta, può fare del suo corpo piccolo e tondo una cattedrale di
pulsioni erotiche ancora più totalizzanti di come sarebbe accaduto
con una donna straordinariamente bella.
Tolstoj voleva "solo"
parlarci delle famiglie normali che diventano uniche nelle loro
infelicità quotidiane. Il mondo è pieno di donne come Anna Karenina, più coraggiose e sventate di qualsiasi bellissimo Vronskij.
"Egli strinse la piccola mano offertagli e si rallegrò come di una cosa particolare per quella stretta energica con la quale ella scosse ardita e forte la sua mano. Ella uscì col passo svelto che portava con così strana leggerezza il corpo assai pieno".
"Egli strinse la piccola mano offertagli e si rallegrò come di una cosa particolare per quella stretta energica con la quale ella scosse ardita e forte la sua mano. Ella uscì col passo svelto che portava con così strana leggerezza il corpo assai pieno".
martedì 11 dicembre 2012
Magia del colore
Vecchi rimedi per cose scialbe attorno a noi.
Una pentola, del calore, sale aceto e un po' di magia.
Il risultato presto su questo blog.
Una pentola, del calore, sale aceto e un po' di magia.
Il risultato presto su questo blog.
martedì 13 novembre 2012
Simply chic
In netto contrasto con la recensione al profumo di Lady Gaga, la mia esperienza olfattiva carica di gusto e classe a contatto con Collection Extraordinaire di Van Cleef & Arpels.
Si tratta di una selezione di essenze naturali contenute in flaconi molto minimal, quasi a richiamare i contenitori di laboratorio.
In questo caso però la sintesi chimica è molto lontana e ciò che resta sono le basi floreali o legnose, avvolgenti e persistenti: gardenia, mughetto, iris, giglio, orchidea e vaniglia.
I profumi sono proposti in un unico formato da 75 ml in serie numerate e costano 104 euro in profumeria.
L'unicità come sintomo di personalità.
giovedì 13 settembre 2012
Erotic boutique
"La pornografia asseconda istinti perversi, l'erotismo aiuta a realizzare l'aspirazione ad una vita sessuale normale che è in ognuno di noi. Nei miei negozi c'è solo materiale erotico". (Beate Uhse)
Beate Uhse è il nome di una signora che oltre a essere stata l'unica donna dell'aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale, ha trovato una via singolare per ricostruirsi una vita dopo la sconfitta della Germania. Il 30 aprile del 1945, ormai vedova, per evitare i russi, fugge con i suoi due figli su un bimotore e si consegna agli inglesi. Dopo qualche mese di carcere ritorna in patria e ha l'idea di pubblicare un libretto dal titolo "Schrift X" che spiega i metodi anticoncezionali. L'intuizione che i tedeschi potessero di nuovo sorridere ai piaceri della vita senza mettere al mondo troppi figli (come invece accadde in Italia col Baby Boom) fu profetica. Negli anni '50, grazie al successo del libretto, la signora Uhse mette in piedi un'azienda e nel 1962 "Beate Uhse" diventa il nome di una catena di negozi dedicati all'eros. Nel 1996, per i cinquant'anni di attività, la Uhse apre a Berlino il "Museo erotico".
Per Beate non ci sono dubbi, il sesso deve essere gioia.
![]() |
| Beate Uhse a Trieste, Riva Grumula 10 |
sabato 14 luglio 2012
Se me lo dicevi prima
Una canzone di Enzo Jannacci presentata a Sanremo nel 1989, quando io stessa ero pienamente in età di intendere e di volere. All'epoca e in quel contesto non venne capita ma, come molti brani di questo grande autore, contiene inoppugnabili verità.
In questi giorni me la ricanto spesso mentre mi guardo intorno sulla spiaggia e risento vecchi amici.
Tempo di bilanci forse ma ora che li vedo tutti "sistemati" e dotati di prole capricciosa e berciante mi dico: "ma era questo che volevi? Se me lo dicevi prima".
Mi accorgo dunque che le donne hanno riconquistato, o meglio, raggiunto una posizione dominante nelle famiglie ricorrendo a un escamotage vecchio come il mondo: fare un figlio con quello giusto.
Ecco, vedo ex-ragazzi amanti della libertà e allergici all'impegno trasformati in padri baby-sitter, colf, lavoratori del doppio turno per pagare il mese di vacanza alla moglie/madre del proprio figlio "perché al piccolo fa bene l'aria di mare" mentre loro schiattano in città.
Le giovani mogli/madri spesso non lavorano "eh, c'è la crisi" e poi "col bambino come si fa?"... nella maggior parte dei casi non hanno mai lavorato né si sono preoccupate di farlo.
E allora? Se me lo dicevi prima che il posto di una donna in società non è mai stato minacciato né messo in discussione. C'è sempre stato, bastava solo accorgersi che da noi si voleva che fossimo mamme. Che quel fidanzato che prima a malapena ti pagava il gelato e che a Natale si presentava con un pelouche rimediato per quattro soldi al bar sotto casa, ora si venderebbe un rene per non far mancare nulla al pargolo ma soprattutto alla madre di questo che incede spingendo un passeggino fiera, su zeppe dorate e french manicure. Lui, l'ormai marito invece ha messo su pancia e indossa bermuda che ammazzerebbero l'eros di Mr. Hyde.
Avrei dovuto capirlo prima, l'Italia è il paese delle mamme e se vuoi essere rispettata, ammirata, "obbedita" in quanto donna, basta tu faccia un figlio...
Se me lo dicevi prima.
mercoledì 9 maggio 2012
venerdì 27 aprile 2012
Deluxe
Dana Thomas è una vera fashion
journalist, vive a Parigi ed è stata editor della Conde Nast
Portfolio dal 2008 al 2009, inoltre è autrice di questo best seller
"Deluxe, come i grandi marchi hanno spento il lusso".
Il libro è del 2007, molte cose sono cambiate da allora, purtroppo in peggio.
Il concetto fondamentale è: da quando il "lusso" è diventato una questione di massa ha perso la sua allure e anche la qualità.
Crediamo sia lusso o status symbol ciò che è semplicemente marketing e, oggi come oggi, una griffe sulle mutande non si nega a nessuno. Per fare questo bisogna risparmiare alla produzione. Scoprirete perché ciclicamente tornino di moda abiti a taglio vivo (per risparmiare sulle cuciture, semplicemente) perché abbiano inventato lo sviluppo taglie "slim size" e quanti accessori di marche "insospettabili" vengano realizzati in Cina. Secondo la Thomas se ne salvano solo due e non vi dico chi sono.
Attenzione quindi, ciò che crediamo moda molte volte è solo un becero calcolo per risparmiare sulla stoffa e sulla mano d'opera. Non rinunciate alla qualità anche se vi pare meno "luccicante".
Il libro è del 2007, molte cose sono cambiate da allora, purtroppo in peggio.
Il concetto fondamentale è: da quando il "lusso" è diventato una questione di massa ha perso la sua allure e anche la qualità.
Crediamo sia lusso o status symbol ciò che è semplicemente marketing e, oggi come oggi, una griffe sulle mutande non si nega a nessuno. Per fare questo bisogna risparmiare alla produzione. Scoprirete perché ciclicamente tornino di moda abiti a taglio vivo (per risparmiare sulle cuciture, semplicemente) perché abbiano inventato lo sviluppo taglie "slim size" e quanti accessori di marche "insospettabili" vengano realizzati in Cina. Secondo la Thomas se ne salvano solo due e non vi dico chi sono.
Attenzione quindi, ciò che crediamo moda molte volte è solo un becero calcolo per risparmiare sulla stoffa e sulla mano d'opera. Non rinunciate alla qualità anche se vi pare meno "luccicante".
martedì 24 aprile 2012
Seta sulla pelle
Uso
da tanti anni le calze autoreggenti, più belle e comode degli
innominabili gambaletti sotto i pantaloni e più sexy dei collant.
Ne ho provate di tutte le marche ma negli ultimi tempi ho avuto un po' di problemi nella scelta dato che non vorrei acquistare prodotti del gruppo OMSA.
La storica azienda italiana infatti ha deciso da qualche tempo di licenziare più di trecento operaie italiane per andare a produrre in Serbia e non perché fosse in crisi ma solo per rincorrere il profitto.
Quindi cerco di escludere Omsa, Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa, insomma tutte quelle vendute presso la grande distribuzione e gli onnipresenti Golden point. Ho finalmente trovato un'alternativa italiana a parità di prezzo e di qualità decisamente superiore. Si tratta delle calze L'ELLEDUE. Morbide e resistenti, setose ma compatte con la fascia al silicone efficace ma che non stringe e non crea irritazioni.
L'Elledue è prodotta in Italia a Castel Goffredo (Mantova) e speriamo che ci resti.
Ne ho provate di tutte le marche ma negli ultimi tempi ho avuto un po' di problemi nella scelta dato che non vorrei acquistare prodotti del gruppo OMSA.
La storica azienda italiana infatti ha deciso da qualche tempo di licenziare più di trecento operaie italiane per andare a produrre in Serbia e non perché fosse in crisi ma solo per rincorrere il profitto.
Quindi cerco di escludere Omsa, Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa, insomma tutte quelle vendute presso la grande distribuzione e gli onnipresenti Golden point. Ho finalmente trovato un'alternativa italiana a parità di prezzo e di qualità decisamente superiore. Si tratta delle calze L'ELLEDUE. Morbide e resistenti, setose ma compatte con la fascia al silicone efficace ma che non stringe e non crea irritazioni.
L'Elledue è prodotta in Italia a Castel Goffredo (Mantova) e speriamo che ci resti.
venerdì 13 aprile 2012
Un metro
.. e una misura. Appena arrivato tra le mie mani il metro da sarta firmato Fossil. In vera pelle con un delizioso decoro vintage. Acquistato a circa metà del prezzo corrente grazie a Privalia. Sarà un piccolo feticcio che terrò sempre con me per ricordarmi che "chi fa da sé fa per tre".
martedì 3 aprile 2012
Che sorpresa!
Chissà da dove? E quanto sarà costata alla produzione? Meglio che non ci penso sennò mi passa la voglia di indossarla.
smalto per unghie Mavala
venerdì 17 febbraio 2012
Iscriviti a:
Post (Atom)




